Libero Giovanni Brusca: attivò l'esplosione della strage di Capaci

Ausiliatrice Cristiano
Giugno 2, 2021

"Non trovo le parole per spiegare la mia amarezza". Giovanni Brusca e altri collaboratori hanno raccontato, tra gli altri, due episodi che mi riguardarono direttamente: l'organizzazione di un attentato nell'autunno del 1993 che doveva farmi saltare in aria mentre andavo a trovare mia suocera a Monreale e la pianificazione del rapimento di mio figlio. "Mi auguro solo che magistratura e forze dell'ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso". Se a questo aggiungiamo che si sta cercando di limitare l'ergastolo ostativo, e lavorerò affinché questo non avvenga, potremo anche dichiarare chiuso il capitolo del contrasto a Cosa nostra.

Giovanni Brusca ha lasciato il carcere di Rebibbia dopo 25 anni, per fine pena, con 45 giorni di anticipo rispetto alla scadenza prevista.

Ora dobbiamo proteggere Brusca: ecco perché - Pietro Grasso invita a riflettere e a non scandalizzarsi della protezione che il ministero ha approntato per Brusca.

Fu Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato, a ordinare l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e poi disciolto nell'acido l'11 gennaio 1996, dopo 25 mesi di prigionia. E ha continuato: "Brusca conosceva Giuseppe, mio figlio, da bambino". Ci giocava insieme con la play station. La legge non può essere uguale per questa gente. Brusca non merita niente. Eppure l'ha fatto sciogliere nell'acido. Oltre mio figlio, ha pure ucciso una ragazza incinta di 23 anni, Antonella Bonomo, dopo avere torturato il fidanzato. Strangolata, senza motivo, senza che sapesse niente di affari e cosacce loro. "Questa gente non fa parte dell'umanità". Se davvero facessero quello che dicono, ovvero ridurre gli sconti per chi collabora con la giustizia, - conclude Grasso - diminuirebbe l'incentivo a pentirsi. "Ma a che cosa serve se poi lo stesso Stato si lascia fregare da un imbroglione, da un depistatore?". "La stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato", ha detto ieri, commentando la liberazione di Brusca. "Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata", ha detto.

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