Brusca libero, Salvini: "Non è la giustizia che meritano gli italiani"

Rufina Vignone
Giugno 1, 2021

"Umanamente è una notizia che mi addolora - commenta Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni, dopo la notizia della liberazione dell'ex capomafia che ha premuto il telecomando che ha innescato l'esplosivo nella strage di Capaci - ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata". Dalle sue rivelazioni presero l'avvio numerosi procedimenti che hanno incrociato pure i percorsi dell'inchiesta sulla "trattativa" tra Stato e mafia. Come quella del segretario del Pd Enrico Letta che ha parlato "pugno nello stomaco che lascia senza respiro e ti chiedi come sia possibile. Ma essendo in uno Stato di diritto e se la legge prevede che a questi assassini poi divenuti collaboratori spettano dei benefici, da buon soldato, ma a malincuore ne prendo atto e me ne faccio una ragione, anche se è molta dura... durissima". "Mi auguro solo che magistratura e forze dell'ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso".

Davanti alla prospettiva di trascorrere in carcere il resto della vita, Giovanni Brusca, qualche mese dopo l'arresto, ha cominciato a rivelare i retroscena e il contesto di tanti delitti e degli attentati a Roma e Firenze del 1993. Io adesso cosa racconterò al mio nipotino? "Che l'uomo che ha ucciso il nonno gira liberamente?...", ha sentenziato in un'intervista all'Adkronos, Tina Montinaro, la vedova di Antonio Montinaro, caposcorta di Giovanni Falcone. Queste persone vengono solo a commemorare il 23 maggio Falcone e si ricordano di 'Giovanni e Paolo'. "Autore della strage di Capaci, assassino fra gli altri del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell'acido perchè figlio di un pentito". Eppure Giovanni Brusca è oggi un uomo libero dopo essere stato scarcerato 25 anni dopo il suo arresto nel suo covo ad Agrigento tra l'indignazione dei familiari delle sue vittime. Ma non si indigna nessuno. Se ne era già tenuto conto nel calcolo delle condanne che complessivamente arrivano a 26 anni.

Giovanni Brusca fu arrestato il 20 maggio 1996 da latitante in via Papillon, nella frazione agrigentina di Cannatello.

E' accusato anche della brutale uccisione di Giuseppe Di Matteo, il figlio undicenne del pentito Santino: il piccolo è stato strangolato e sciolto nell'acido perché il papà collaborava con la giustizia.

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