Ex Ilva: processo, 22 e 20 anni per Fabio e Nicola Riva

Barsaba Taglieri
Mag 31, 2021

È il processo penale Ilva, chiamato dal primo momento Ambiente svenduto.

I Riva rispondono di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.

La Corte d'Assise ha condannato gli ex proprietari e amministratori della fabbrica per il disastro ambientale prodotto dalla fabbrica. La decisione è stata assunta dopo giorni di camera di consiglio, iniziata il 19 maggio in seguito al dibattimento. Da cui scaturiscono anche condanne per il livello politico. La Procura aveva invocato la condanna a 5 anni, ma è stato condannato a 3 anni e sei mesi l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, imputato per concussione aggravata in concorso con l'accusa di aver fatto pressioni su Arpa perché ammorbidisse la sua posizione sulle emissioni dell'Ilva. All'ex presidente della Provincia Gianni Florido e all'ex assessore all'Ambiente Michele Conserva sono state comminate pene di tre anni ciascuno. Sono stati invece assolti l'allora assessore regionale Nicola Fratoianni, parlamentare di Sel oggi segretario di Sinistra Italiana, e l'attuale assessore della regione Puglia all'Agricoltura Donato Pentassuglia.

Il pm Mariano Buccoliero aveva chiesto 35 condanne. Condannato a 17 anni e sei mesi l'ex consulente della procura Lorenzo Liberti. I due fratelli, negli anni del presunto disastro ambientale oggetto del processo, hanno avuto compiti di responsabilità nella gestione e direzione del colosso siderugico. L'avvocato Luca Perrone, difensore di Fabio Riva, commenta ricordando gli investimenti fatti e batte il tasto degli adeguamenti: "I Riva hanno costantemente investito ingenti capitali in Ilva al fine di migliorare gli impianti e produrre nel rispetto delle norme".

Diverse organizzazioni hanno atteso la "sentenza storica" per la città in presidio nei pressi della Scuola sottufficiali della Marina militare. Presenti non solo i portavoce del movimento "Giustizia per Taranto" ma anche rappresentanti del movimento Tamburi Combattenti e delle associazioni che aderiscono al Comitato per la Salute e per l'Ambiente (Peacelink, Comitato Quartiere Tamburi, Donne e Futuro per Taranto Libera, Genitori Tarantini, LiberiAmo Taranto e Lovely Taranto). Pena di tre anni e mezzo per Nichi Vendola.

Imputati per associazione per delinquere anche Francesco Perli, legale dell'Ilva, e i fiduciari dei Riva, vale a dire Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone. Inoltre sono stati chiesti anche 20 anni di reclusione per Adolfo Buffo, ex direttore del siderurgico di Taranto. In particolare, la Corte ha ritenuto Vendola colpevole di concussione in relazione ai presunti tentativi di ammorbidire i controlli sui livelli di inquinamento ambientale provocato dallo stabilimento siderurgico. Un processo dal primo momento compromesso dalle aspettative mediatiche e politiche conferite ai magistrati sin da quando 9 anni fa arrestarono i Riva e sequestrarono area a caldo, prodotti finiti e 8 miliardi di euro. In totale le richieste rappresentavano, nel complesso, condanne per 400 anni.

"Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità", il commento di Nichi Vendola dopo la sentenza, "E' come vivere in un mondo capovolto".

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