Gaza, da lunedì lanciati 2000 razzi su Israele

Bruno Cirelli
Mag 14, 2021

Martedì si sono intensificati con i gruppi palestinesi che hanno lanciato nuovamente decine di razzi contro città israeliane, prendendo di mira in particolare la città di Askhelon e l'area della capitale Tel Aviv, mentre Israele ha risposto con attacchi aerei sulla Striscia in cui, secondo il governo di Gaza, sono rimaste uccise finora almeno 62 persone, di cui 56 palestinesi e 6 israeliani. Il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha invitato sia gli ebrei che gli arabi a cessare gli attacchi reciproci: "Non mi importa che il vostro sangue stia ribollendo, non potete prendere la legge nelle vostre mani". E' il segnale che il ritmo dei tamburi di guerra ha accelerato.

Mandando la polizia a Haram al-Sharif (Spianata delle moschee, ndr), che è entrata con i suoi uomini nella moschea di al-Aqsa e nella moschea della Roccia, Israele ha superato una linea rossa.

Gli scontri hanno segnato l'epilogo di un mese di alterchi, una marcia organizzata da nazionalisti israeliani che doveva attraversare la zona a maggioranza musulmana nella Città antica di Gerusalemme Est è stata cancellata per il timore che potesse innescare una rivolta nel Jerusalem Day (9-10 maggio) che segna la conquista di Gerusalemme Est del 1967. Quest'anno la marcia avrebbe dovuto avere luogo proprio negli ultimi giorni di Ramadan.

Sì, lo sono, ma la causa più immediata è l'incapacità di Netanyahu di formare un governo e l'impossibilità reale che qualcun altro possa farlo. Un edificio, hanno spiegato ancora i militari, che serviva come comando principale per la sua rete di sorveglianza. Era chiaro che né Hamas né ampie parti della società palestinese sarebbero rimaste indifferenti rispetto a una tale provocazione.

Il nuovo razzo impiegato da Hamas si chiama Ayyash 250, dal nome dell " ingegnere' di Hamas Yahya Ayyash, ucciso dai Servizi segreti israeliani nel 1996.

Gaza, che ha provocato almeno 11 morti e 50 feriti, secondo la ricostruzione dell'agenzia palestinese Wafa. Nei quartieri di Silwan e Sheikh Jarrah il metodo usato è di rivendicare le proprietà degli ebrei, in altre parti è spedire i palestinesi in Cisgiordania e in altri casi è l'uso di una crescente pulizia etnica.

Conricus ha parlato espressamente di "un problema di comunicazione interno". "Questo vuol dire che sono nella Striscia". Sono invece nove i morti in Israele da lunedì.

Sfortunatamente, conflitti come questo non cambiano le politiche dall'alto, rafforzano soltanto la solidarietà con i palestinesi all'interno delle società civili.

Ricorda ogni dettaglio di quelle ore convulse: "Quando eravamo nel rifugio, io e il mio fidanzato abbiamo telefonato ai nostri genitori per avvertirli che, nonostante lo spavento, stavamo bene e non eravamo feriti".

Ma è oramai chiaro che la situazione sta scivolando in maniera irreversibile e sta degenerando. Ci vorrà tempo perché un'alternativa venga adottata dalle parti in conflitto.

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