Covid Sicilia, inchiesta su dati falsi: revocati i domiciliari agli indagati

Barsaba Taglieri
Aprile 20, 2021

I dati sulla pandemia in Sicilia, comunicati nei mesi scorsi dall'assessorato regionale alla Salute, influenzarono le decisioni del Comitato tecnico scientifico e del governo sull'inserimento dell'isola in una zona di rischio piuttosto che in un'altra? In base alle indagini della procura di Palermo (a cui è stata trasferita l'inchiesta nata a Trapani) è emerso che i "dati dei decessi sono ininfluenti sugli indicatori" che determinano le zone rosse e lo stesso vale per i bollettini quotidiani diffusi a titolo informativo.

Revocati i domiciliari agli indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'invio di dati falsati all'Iss da parte di alcuni membri del Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (Dasoe) dell'Assessorato della Salute della Regione Siciliana durante l'emergenza Covid (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - MAPPE E GRAFICI - L'EMERGENZA IN SICILIA).

E' stata disposta la sospensione temporanea del servizio per i due dipendenti regionali, Maria Letizia Di Liberti e Salvatore Cusimano.

"La Procura di Palermo ha recepito solo in parte l'ipotesi accusatoria della Procura di Trapani e, anche alla luce degli ulteriori accertamenti effettuati, ha formulato solo 7 dei 36 precedenti capi d'imputazione, stralciando i capi 1 e 10 e tutti quelli riguardanti la falsificazione dei bollettini giornalieri". Il giudice, che era chiamato a decidere sul proseguimento della misura cautelare, ha accolto le tesi degli avvocati Paolo Starvaggi e Fabrizio Biondo. In buona sostanza - ha spiegato - è rimasta in piedi l'accusa per concorso in falsità ideologica e falsità materiale.

"A prescindere dalla reale finalizzazione di tali continue falsificazioni sui dati aggregati rispetto al raggiungimento di specifici obiettivi di carattere politico o economico che allo stato emerge e che merita senz'altro un doveroso approfondimento investigativo, gli atti di indagine svelano uno scenario desolante, in cui con assoluta superficialità e con un'approssimazione ben lontana dagli standards di professionalità richiesti per l'elaborazione di dati corretti e "di qualità", venivano gestiti dati tanto significativi per il monitoraggio della pandemia", ha scritto il gip di Palermo, Cristina Lo Bue, nell'ordinanza con cui ha revocato la misura degli arresti domiciliari nei confronti dei tre indagati.

Nell'inchiesta sono stati avvisati l'ex assessore Ruggero Razza e il suo capo di Gabinetto, il messinese Ferdinando Croce, dimessisi poco dopo entrambi.

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