"Calabria terra mia", lo spot firmato Muccino che fa infuriare i calabresi

Ausiliatrice Cristiano
Ottobre 26, 2020

Il che può essere anche vero, ma purtroppo la lettura è univoca. Sappiamo però che questa scelta è stata sbagliata non tanto nell'individuare un regista conosciuto a livello internazionale quanto nel sapere che avrebbe potuto creare un prodotto lontano dalle aspettative di chi lo ha pagato.

A questo proposito, è interessante leggere ciò che ha scritto il milanese Maurizio Crippa de "Il Foglio": "Va detto, il corto non è che sia brutto: è semplicemente mucciniano".

E se di fronte alla classe dirigente e politica che, da destra a sinistra, non ha prodotto e non produce alcun beneficio collettivo, che delibera vitalizi ad personam, che invece di tutelare il proprio territorio vende il futuro dei propri concittadini ai capi partito esogeni e fa affari con i capi bastoni locali in cambio di un incarico, che produce commissariamenti in ogni settore pubblico, che balla, canta e fa trenini mentre lascia vivere nel degrado i concittadini chiamati a pagare i tributi più alti d'Italia, se di fronte a tutto ciò non sentiamo calpestata la nostra dignità, non sentiamo la necessità di ribellarci, di cambiare metodo di scelta dei nostri amministratori, allora la colpa del mancato sviluppo economico e sociale della Calabria è da rinvenire proprio nella maggior parte degli stessi calabresi, in quelle persone che votano ed applaudono i propri carnefici e che finiscono persino con intitolare ad essi strade, piazze ed edifici. Ma l'Italia è così, e la Calabria non fa eccezione: "se ci toccano le tradizioni votiamo sovranista, ma se ce lemostrano in carta patinata ci incazziamo". Pare che a quel tempo, tutti i maschi che avessero avuto un'età superiore ai 6 anni, esclusione fatta per i nobili e per i ceti più alti, di domenica e durante le feste dovessero indossare un copricapo di lana prodotta esclusivamente in Inghilterra. Gabriele Muccino ha semplicemente fatto...

Lo scrittore Gioacchino Criaco - autore di "Anime nere" - commenta così lo spot di Gabriele Muccino: "Muccino può piacere o no - dice - è certamente uno che di cinema ne capisce, ma il suo cortometraggio è di una pochezzaassoluta che non ti aspetti". Carente sul piano della recitazione e su quello della sceneggiatura.

Gabriele Muccino, con il suo corto Calabria terra mia, ha attirato su di sé molte polemiche. "Adesso ci rideranno tutti dietro".

"È volgare - spiega - perché trasmette l'idea di una colonia sottomessa alla madrepatria".

Gioffrè non ricorre alla diplomazia: "Ci hanno fottuto parecchi milioni per il nome altisonante senza fare nulla".

Nunzio Belcaro, della Ubik di Catanzaro, afferma: "L'errore è a monte". Affidare a Muccino, pagarlo in maniera spropositata sulla fiducia, unisce provincialismo e ignoranza artistica. "Il risultato diMuccino è imbarazzante". Quello a cui si è assistito è stato un insieme di luoghi comuni e immagini stereotipate che potrebbero appartenere benissimo ad una qualsiasi terra del Sud: terreni di arance e clementine e un bellissimo mare di sfondo, sono elementi che potrebbero appartenere tanto alla Calabria quanto alla Sicilia. Sarà presentato nei prossimi giorni il bando diretto a filmaker "con la Calabria nel cuore", capaci di cogliere e raccontare la vera identità della Calabria, per promozionarne i valori, le emozioni, le bellezze, la cultura, i suoni, i colori, i sapori, la sua gente.

Essendo un cortometraggio, ha dovuto riassumere il più possibile, tagliando ovviamente fuori molti dettagli e caratteristiche della Regione: "In otto minuti o faccio l'Alberto Angela, e non è il caso, o racconto un'emozione cinematografica, ed è quello che ho fatto".

Restiamo in attesa degli sviluppi di questa che sembra una soap opera.

Per concludere parlando di grandi assenti non possiamo non menzionare l'assenza del congiuntivo di Raoul Bova nella frase "Dove vuoi che ti porto?"

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