Vaticano, a Becciu resta il titolo 'eminenza': ecco cosa perde

Bruno Cirelli
Settembre 27, 2020

"Sono pronto a gridare la verità". E se un domani il cardinale dovesse essere riabilitato e le accuse rivelarsi infondate "il Papa - spiega il canonista don Cito - dovrebbe chiedere scusa e restituire a Becciu i diritti di cardinale". "È nella discrezione del Sostituto destinare delle somme che sono in un fondo particolare destinato alla Caritas, a sostenere varie opere".

"In 7-8 anni non avevo mai fatto un'opera di sostegno per la Sardegna - ha quindi aggiunto -".

Secondo fonti interne citate da La Repubblica, la decisione del Papa è arrivata a seguito della conclusione dell'inchiesta sull'immobile di Londra: il conto bancario con il quale sono state disposte le operazioni che hanno portato all'acquisizione dell'immobile era gestito dalla segreteria di Stato e in particolare dal sostituto dell'epoca, ossia Becciu. "La Segreteria di Stato aveva un fondo, doveva crescere".

"È un po' strana la cosa, in altri momenti mi ero trovato per parlare di altre cose, non di me, mi sento un po' stralunato". Ieri fino alle sei mi sentivo amico del Papa, fedele esecutore del Papa. "Poi il Papa dice che non ha più fiducia in me perché gli è venuta la segnalazione dei magistrati che io avrei commesso atti di peculato". Becciu, infine, rinnova la sua fiducia al Santo Padre: "Diventando cardinale ho promesso di dare la vita per la Chiesa e per il Papa". Mantengo la mia serenità e rinnovo la mia fiducia al Santo Padre.

Il cardinale Angelo Becciu, licenziato dal Papa con la rinuncia ai diritti legati al cardinalato, continuerà ad essere chiamato eminenza ma il titolo è probabilmente l'unica cosa che gli resterà come porporato, come spiega all'Adnkronos don Davide Cito, docente di Diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce.

IL CASOOZIERI - "Mi sembra strano essere accusato di questo - spiega ora Becciu - Quei 100mila euro, è vero, li ho destinati alla Caritas". Quanto ai 300mila euro destinati alla stessa Cooperativa dalla Cei, anni prima, "per aiutarla ad organizzarsi", il cardinale ha precisato che "si tratta di un'erogazione della Cei, ma il prelievo non c'è: quei soldi non erano miei, erano della Cei".

In merito interviene anche il vescovo di Ozieri, mons.

Intanto, emerge che il vescovo di Ozieri, Corrado Melis, non ha mai avuto "la lontana percezione di intenzioni o finalità indebite da parte dei propri collaboratori, quali la cooperativa Spes, alla quale, viceversa, dà atto di notevole capacità operativa e realizzazione degli scopi benefici in ausilio dell'opera prestata dalla Caritas diocesana". Il fatto che la cooperativa finanziata con un tale schieramento di fondi appartenga al fratello del Cardinale Becciu ha subito scatenato sospetti e, probabilmente per evitare uno scandalo, il religioso è stato invitato a dimettersi dalle sue responsabilità all'interno del Conclave. "Non conosco ancora i motivi ma auguro a Becciu ogni bene possibile e pregherò per lui". La pensa così anche il suo rivale, Renzo Canalis. "Fuori, ma anche dentro le mura vaticane". "Attendiamo sicuri che questa storia finisca positivamente".

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