Troppo scollata: visitatrice non può entrare al Museo d’Orsay di Parigi

Bruno Cirelli
Settembre 10, 2020

Nel frattempo la donna, in un lungo post pubblicato sul proprio profilo Twitter, si è sfogata mostrando il disappunto per l'episodio che l'ha vista protagonista. Poi, il giorno dopo, Jeanne ha scritto una feroce lettera aperta, raccontando nei dettagli l'accaduto su Twitter, con lo pseudonimo Tô'.

"È martedì 8 settembre", - si legge - il caldo aumenta nel pomeriggio e le braccia si scoprono. Un altro agente, di sicurezza stavolta - i seni, quest'arma di distruzione di massa - si avvicina e mi intima ad alta voce: 'Signora le chiedo di calmarsi'. 'Le regole sono le regole'.

"Le regole sono le regole", ripetono i funzionari. In base ad esso, infatti, i visitatori sarebbero invitati a conservare una tenuta decente, oltre a mantenere un comportamento conforme all'ordine pubblico, nel rispetto della tranquillità degli altri utenti del museo.

Jeanne protesta soprattutto contro il sessismo. "Io non sono solo i miei seni, non sono solo un corpo". Mi domando se gli agenti che volevano proibirmi di entrare sanno a che punto hanno obbedito a dinamiche sessiste. "I vostri dubbi non dovrebbero essere un ostacolo al mio diritto di accesso alla cultura e alla conoscenza", ha aggiunto, che non ha mancato di sottolineare una contraddizione: all'interno ha potuto ammirare quadri e sculture con donne e uomini nudi, in canotta, con il reggiseno.

Ma la questione è anche se la nozione di decenza in Francia stia cambiando, e se quei funzionari abbiano ubbidito a un nuovo canone - più severo, più castigato - ispirato al neo-puritanesimo americano o magari al concetto di "modestia" propagandato nelle periferie (e non solo) dagli islamisti radicali.

Le scuse del museo - Dopo poche ore il tamtam sui social arriva nelle stanze della direzione, che in serata si scusa pubblicamente: "Siamo profondamente dispiaciuti e porgiamo le nostre scuse".

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