Coronavirus e terapia al plasma utilizzando gli anticorpi dai guariti

Barsaba Taglieri
Mag 7, 2020

Anche l'associazione di donatori di sangue Fratres, che ha una sede a Mirabello Sannitico (provincia di Campobasso), partecipa alla sperimentazione per l'utilizzo del plasma iperimmune sui pazienti contagiati da Covid19.

E allora, guardando al quadro clinico e a quello che accade prima della 'tempesta citochinica', "si può notare un'analogia con una malattia rara, la porpora trombotica trombocitopenica che viene efficacemente curata con infusioni di plasma". Enti che già collaborano da anni in un consorzio interregionale denominato "Planet" per la lavorazione dei plasmaderivati.

Con tale prezioso liquido si è già avviata in Italia negli ospedali di Mantova, Bolzano, Padova e Pavia la cosiddetta terapia al plasma, che pare stia dando ottimi risultati in termini di guarigioni dal virus in circa due giorni dall'inizio della procedura.

Iniziative simili partiranno anche al Sud. "Gli anticorpi (immunoglobuline) sono proteine coinvolte nella risposta immunitaria che vengono prodotte dai linfociti B in risposta ad una infezione e 'aiutano' il paziente a combattere l'agente patogeno (ad esempio un virus) andandosi a legare ad esso e 'neutralizzandolo'". Intorno a questa possibile cura con il plasma contro il coronavirus si è scatenata una lotta sui social tra il professore di virologia dell'università San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, e il primario di pneumologia dell'ospedale di Mantova, il dottor Giuseppe De Donno.

"Sabato mi ha chiamato un alto funzionario dell'Onu che ha un ruolo importante nella sanità degli Stati Uniti". Al Policlinico San Matteo di Pavia e all'Ospedale di Mantova il plasma immune è stato infuso in 52 pazienti con esiti definiti "confortanti".

Oppure vi è il caso di Open, che si è precipitato a precisare tutti i limiti della terapia, puntualizzando come i soggetti trattati non fossero ancora in rianimazione e come la cura non possa essere applicata ai pazienti in intensiva.

Secondo Burioni il principale "elemento limitante è il numero dei donatori: solo chi è guarito può donare il sangue e quindi le quantità disponibili sono per ovvi motivi (non possiamo dissanguare le persone) estremamente limitate". Innanzitutto, basta accendere una tv, una radio o aprire un giornale per vedere come la terapia con il plasma iperimmune sia diventato oggetto di dibattito. "Dopo quella telefonata non ho più sentito nulla e sono trascorsi alcuni giorni".

De Donno ha ricevuto la chiamata di un dirigente Onu, ed ha avuto la notizia che anche gli Stati Uniti utilizzeranno questo protocollo:"Il nostro è stato il primo al mondo e adesso in tanti stanno seguendo la stessa strada, sia in Italia sia all'estero". In pratica: agire tempestivamente è la chiave per salvare vite, se questo tipo di terapia è in grado di farlo.

I primi risultati incoraggianti e promettenti, stranamente non sembrano interessare le istituzioni italiane: "Abbiamo provato a contattare il ministero della Salute ma è stato inutile".

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