Il papa smorza le polemiche della Cei: "Dobbiamo tutti obbedire alle disposizioni"

Bruno Cirelli
Aprile 29, 2020

"Andrea ieri mi raccontava cose sue e mi diceva che aveva sentito la messa a Santa Marta e mi ha rimproverato perché dico 'la pace sia con voi' e mi diceva che con la pandemia non lo posso dire". Lo ha detto il Papa, stamane, aprendo la Messa mattutina celebrata a Santa Marta.

"Mi auguro, fortemente che il protocollo, in fase di rielaborazione, tenga conto di tutto questo. Anche nelle nostre istituzioni cristiane abbiamo visto tanti linciaggi quotidiani che sono nate del chiacchiericcio". Commenta Francesco: "No, io sono peccatore per questo, questo, questo: la concretezza, la concretezza della verità". Insieme, tutti i partecipanti riuniti in collegamento hanno contribuito al tavolo che il prefetto ha ritenuto opportuno indire in questo momento particolare per consentire un confronto con le autorità sanitarie, uniche in grado di fornire il necessario apporto tecnico alla discussione, per chiarire ogni punto della nuova normativa, in vigore dal 4 maggio, che possa dare adito a dubbi o complicazioni nella sua applicazione. La concretezza è quello che mi fa sentire peccatore sul serio, e non peccatore nell'aria. Appaiono semmai il riflesso della difficoltà anche di Francesco a fronteggiare un'emergenza che modifica il modo di essere della religione cattolica, e chiama in causa i rapporti tra Stato e Chiesa: una questione di principio, nella quale il Papa si è ripreso la scena a spese della Cei. Queste ultime non avrebbero di certo problemi ad aprire di nuovo le porte per le celebrazioni almeno durante i giorni feriali che sono quelli meno frequentati.

Occorre avere questa "saggezza della concretezza - esorta - perché il diavolo vuole che noi viviamo nel tepore, tiepidi, nel grigio, né bene né male, né bianco né nero, grigio, una vita che non piace al Signore, al Signore non piacciono i tiepidi".

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