La libertà di culto è minacciata

Bruno Cirelli
Aprile 28, 2020

Dopo settimane di sacrificio che centinaia di migliaia di credenti hanno responsabilmente compiuto per il contenimento della pandemia, di fronte a questo rinnovato divieto, "i Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto". Dovrebbe essere chiaro a tutti che l' impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale. Il no alle celebrazioni ha provocato una dura nota della Cei. L'unica concessione del governo riguarda i funerali, con un massimo di quindici persone.

Numerose le polemiche dopo la presentazione delle tappe della "fase 2" da parte del Premier Conte. Certo è che negli ultimi tempi i contatti della Conferenza Episcopale Italiana con il governo sono stati serrati: la segreteria generale della CEI ha annunciato il 16 aprile colloqui con il governo per un "accesso meno condizionato ai luoghi di culto", don Ivan Maffeis, sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana, in una intervista con ACI Stampa del 18 aprile affermava che la CEI aveva presentato al governo alcuni orientamenti per la ripresa delle celebrazioni liturgiche, e il 23 aprile il Cardinale Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, scriveva che era tempo di tornare a celebrare le Messe. Secondo il quotidiano lo stesso Conte è stato molto colpito e nella tarda serata di ieri da Palazzo Chigi si è fatto sapere che si sta vagliando il modo per consentire "quanto prima" le funzioni religiose.

"È fondamentale distinguere tra le responsabilità politiche del Governo, le responsabilità professionali del Comitato tecnico-scientifico e le responsabilità etico-spirituali della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana nel doveroso rispetto della propria autonomia e con l'adozione delle misure idonee a salvaguardare la salute dei cittadini".

E i vescovi non la mandano a dire: "La Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale", mentre il decreto "esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la messa con il popolo", si legge nella nota della Cei.

Il tuo browser non può riprodurre il video. Se, infatti, la Chiesa si è allineata, pur con sofferenza, alle decisioni dei diversi decreti volte a far diminuire il più possibile le occasioni di contagio, è difficile da capire perché, se si aprono musei, ristoranti e parrucchieri, si debbano continuare a tenere chiusi i luoghi di culto.

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