Chernobyl, il più grande disastro nucleare della storia ‘compie’ 34 anni

Bruno Cirelli
Aprile 28, 2020

Ci vollero più di dieci giorni perché si riuscisse a bloccare la fuga di radiazioni e migliaia di uomini al lavoro. Furono loro le prime vittime del più grande disastro nucleare della storia. Nel senso che a Chernobyl, pur nel quadro di una tragedia dagli effetti 'circoscritti' essenzialmente all'Europa, l'umanità tutta si sentì 'spiazzata' di fronte all'imprevisto. E' quanto dichiara Piergiorgio Benvenuti, Presidente Nazionale del Movimento Ecologista - Ecoitaliasolidale. "Nel 2006 dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul Cancro di Lione, si stimo' che il disastro di Chernobyl causerà, entro il 2065, 16.000 casi di cancro alla tiroide e 25.000 altri tipologie di tumore".

Anche se la pandemia di coronavirus sta mettendo in grave difficoltà il nostro progetto di accoglienza con la grande incertezza sulla possibilità di poter accogliere i 20 bambini bielorussi che dovrebbero arrivare a Luglio, l'Associazione Chernobyl ha voluto ricordare questo anniversario portando i fiori sulla stele collocata nel Parco di Corlodi Formigine, intitolato ai "Bambini di Chernobyl". "Di Chernobyl, purtroppo se ne parla nuovamente dal recente 4 aprile, molto meno in Italia essendo la notizia poca apparsa sui media, infatti un incendio di origine probabilmente dolosa si è diffuso velocemente nella stessa zona dell'incidente nucleare". Sono stati impiegati più di 400 pompieri per domare le fiamme.

A distanza di anni la "foresta rossa", che è attualmente ritenuta l'area naturale più altamente contaminata, è abitata solo da lupi, alci e orsi che vivono indisturbati tra la vegetazione che sembra essersi riappropriata del proprio spazio. Gli incendi hanno prodotto tonnellate di cenere radioattiva che si è sparsa con i venti. Nubi radioattive raggiunsero anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America. Sul punto l'Unione Europea è piuttosto "distratta" e troppi Stati hanno posizioni diversificate. "Ricordiamo come il successivo incidente di Fukushima dell' 11 marzo 2011 in Giappone ha purtroppo dimostrato ancora una volta la pericolosità delle centrali, ma altresì che in caso di emergenza le tecnologie sono a tutt'oggi inadeguate a scongiurare disastri -prosegue Benvenuti- come rimangono irrisolti i programmi di smaltimento delle scorie radioattive e le bonifiche delle zone contaminate a causa degli incidenti nucleari".

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