No alla Fase 2 per le Messe, il disaccordo della Cei

Bruno Cirelli
Aprile 27, 2020

"Dovrebbe essere chiaro a tutti che l'impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza a causa del coronavirus, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale".

La nota richiama quindi "alla presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico" il "dovere di distinguere tra la loro responsabilità - dare indicazioni precise di carattere sanitario - e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia". Ma le scarne parole con le quali il presidente del Consiglio ha rinviato ogni decisione sui riti sacri che non siano funerali ha scatenato lo tsunami."Chiesa" è entrata con prepotenza tra le tendenze Twitter, Google ha registrato alle 20 e 40 un picco vertiginoso di ricerche sulla sigla Cei: era l'assalto al motore di ricerca per verificare se la Conferenza episcopale aveva reagito alle parole del premier. Già nei prossimi giorni - si legge in una nota - si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza. Una nota dell'ufficio Comunicazioni sociali titolata Il disaccordo dei vescovi - DPCM, la posizione della Cei ricorda le parole pronunciate dal ministro Lamorgese all'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale, pocho giorni fa: "Sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto". E una seconda impennata di ricerche si registra due ore dopo, quando in effetti ha cominciato a circolare il testo redatto dalla presidenza dei vescovi italiani per contestare che "nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia, la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale".

Per il Comitato Tecnico Scientifico, però, "criticità ineliminabili" rendono impossibile la riapertura, già dal 4 maggio, delle funzioni religiose. Lo scrive in un editoriale il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che sul tema fede e fase 2 parla di una "ferita incomprensibile e ingiustificabile". Sarà difficile perché è una scelta miope e ingiusta. "E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no". Lo dice all'ANSA la ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti commentando il discorso del premier Giuseppe Conte.

"Comprendo la sofferenza che questo sta procurando, ma per eventuali altre aperture a cerimonie religiose dobbiamo ascoltare il parere del Comitato Tecnico Scientifico e fare le giuste valutazioni. Sta alla politica tutelare il benessere integrale del Paese, e la libertà religiosa è tra le nostre libertà fondamentali".

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