Fase 2, il disaccordo dei Vescovi

Bruno Cirelli
Aprile 27, 2020

E' scontro tra la Cei e il governo italiano, dopo che il premier Conte ha ufficializzato ieri sera il protrarsi, fino al 24 maggio, dello stop alle messe, fatta eccezione per i funerali ristretti.

"Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la CEI presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo", denuncia la nota. Nella nota, la presidenza del Consiglio "prende atto della comunicazione della Cei e conferma quanto già anticipato in conferenza stampa dal presidente Conte".

La colpa, ha spiegato il premier Giuseppe Conte durante la sua conferenza stampa, è tutta del "comitato tecnico-scientifico" che sul punto è stato piuttosto "rigido".

In una nota della Conferenza Episcopale Italiana, battuta nella tarda serata di domenica 26 aprile, si legge: "I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto". Nell'interlocuzione con il Ministero e la Presidenza del Consiglio, i vescovi italiani più volte hanno sottolineato in maniera esplicita che - nel momento in cui sarebbero state ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia - la Chiesa avrebbe preteso di poter riprendere la sua azione pastorale. "Peraltro, sembra non comprendersi che l'attività solidale delle organizzazioni cattoliche, che si adoperano alacremente per alleviare l'indigenza di tante famiglie e sostenere le strutture sanitarie - concludono -, nasce da una fede che deve attingere a una sorgente così fondamentale come la vita sacramentale". "Gia' nei prossimi giorni si studiera' un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza". Un parere, fanno notare pero', che potra' essere rivisto "a partire dal 25 maggio nella direzione di una previsione verso la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose, rispettando rigorosamente le misure di distanziamento sociale sulla base degli andamenti epidemiologici". Lo scrive in un editoriale il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che sul tema fede e fase 2 parla di una "ferita incomprensibile e ingiustificabile". "Una scelta miope e ingiusta". Come si deve il giusto rispetto, merito e onore ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai virologi e agli infettivologi, agli scienziati e a tutti quelli che si adoperano ogni giorno per alleviare le sofferenze fisiche e per trovare le cure più appropriate, nonché un vaccino per debellare il virus, si abbia ugualmente rispetto per i sacerdoti che con spirito di sacrificio, umiltà ed abnegazione si prodigano per la cura spirituale della persona.

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