Vespa sotto procedimento disciplinare per l'intervista alla Panigalli

Ausiliatrice Cristiano
Settembre 20, 2019

"È soltanto una delle frasi che hanno infarcito la morbosa intervista condotta dal noto 'artista' della tv pubblica durante la puntata di martedì 17 settembre, nella quale Lucia Panigalli, questo il nome della donna, invece di poter parlare del motivo della sua presenza nello studio televisivo di Porta a Porta, cioè la richiesta di una proposta di legge, ha dovuto rispondere alle incalzanti e insinuanti domande di Vespa". "Siamo nel 2019 e ancora dobbiamo assistere alla colpevolizzazione delle vittime, come nei processi di 50 anni fa, con l'aggravante che tutto questo accade in televisione e attraverso un servizio pubblico, che noi cittadini paghiamo", commenta un utente. Tra le tante voci, quella di Beatrice Brignone, segretaria di Possibile: "Bruno Vespa ha offeso profondamente quella donna, a cui voglio trasmettere tutta la mia vicinanza e solidarietà - ha scritto sui social network -".

"Non è nuovo Vespa a questo tipo di interviste, che si trasformano in interrogatori alle donne invece che in occasioni per raccontare e approfondire un fenomeno strutturale come quello della violenza". "Era così follemente innamorato di lei da non volerla dividere se non con la morte".

"Mi sono dimesso il 23 gennaio 2016 dalla Federazione Nazionale della Stampa per il carattere violento, pretestuoso e settario delle sue polemiche nei miei confronti". "Credo sia la prima volta in assoluto che un giornalista viene criminalizzato a causa di una trasmissione per la quale viene al tempo stesso ringraziato dall'avvocato della sua presunta vittima" afferma il giornalista commentando le dichiarazioni del sindacato dei giornalisti sulla sua intervista a Lucia Panigalli.

"Nella lettera, l'avvocato Giacomo Forlani, legale della signora Lucia Panigalli, ringrazia Bruno Vespa 'per la sensibilità mostrata nei confronti di un caso umano'".

Aggiunge "Lettera Donna": "Quando Lucia descrive la sua relazione con Fabbri come "poco più che un flirt", Vespa chiosa: "Diciotto mesi sono un bel flirtino però, eh".

Era il 16 maggio 2010 quando Lucia Panigalli, oggi 62enne, è stata aggredita da un uomo con il volto coperto da un passamontagna. "Il tutto condito da continui ghigni e risolini e con un tono di squallido, viscido paternalismo con cui non si tratta una bambina di sei anni, figuriamoci una donna vittima di un tentato omicidio che vive nel terrore costante di essere ammazzata". "E via, sempre più giù, in un abisso di superficialità e orrore che culmina nella frase della vergogna: "Signora, se avesse voluto ucciderla, lo avrebbe fatto". È assurdo - conclude la deputata- che il Servizio pubblico tolleri comportamenti del genere.

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