Torture in Libia, arrestate tre persone riconosciute dai profughi

Bruno Cirelli
Settembre 19, 2019

I fermati, che dopo lo sbarco a Lampedusa erano stati trasferiti presso un centro di accoglienza di Messina, sono stati individuati e monitorati fino alla serata di ieri quando il personale della Squadra Mobile di Agrigento, preziosamente collaborato dalla Squadra Mobile di Messina, diretta da Antonio Sfameni, ha proceduto alla loro cattura ed al successivo trasferimento presso la locale Casa Circondariale. Se le richieste degli Stati che stanno negoziando non si allineeranno, l'incontro del 23 rischia di essere un flop, e di trasformarsi solo in un ulteriore momento di confronto, in vista del Consiglio Affari interni dell'Ue di ottobre. "E' soprattutto dalle dichiarazioni che risulta la piena operatività di un organismo plurisoggettivo fortemente strutturato, composto da cittadini di plurima nazionalità (tra cui libici, guineani, egiziani, sudanesi, gambiani, nigeriani e pakistani), operante all'interno del carcere di Zawyia, che coopera quotidianamente, e da lungo tempo, per l'attuazione di un progetto delittuoso e speculativo unitario e organico: il sequestro dei migranti - dicono i magistrati della Dda di Palermo - il pagamento del riscatto su conti correnti a ciò dedicati; l'uso di armi da fuoco; le ripetute e continue violenze e torture finalizzate a creare la situazione di assoggettamento; le violenze sessuali sulle donne e le umiliazioni fisiche e psichiche; la vendita agli altri trafficanti di esseri umani o ai gruppi operanti sulla costa per il viaggio finale verso l'agognata meta europea"."A riprova dell'organizzazione stabile dell'associazione criminosa avente base logistica a Zawyia" ci sono le dichiarazioni di un testimone.

I tre gestivano per conto di una organizzazione criminale un campo di prigionia a Zawiya, in Libia, dove i profughi pronti a partire per l'Italia venivano tenuti sotto sequestro e rilasciati solo dopo il pagamento di un riscatto. "Ci fornivano un cellulare con il quale dovevamo contattare i nostri parenti al fine di esortarli a pagare il denaro in cambio della nostra liberazione". Eravamo chiusi a chiave. Ci davano da bere acqua del mare - racconta - e, ogni tanto, pane duro. Io, malgrado incitato a contattare i miei familiari, mi sono sempre rifiutato, Proprio per questo motivo sono stato oggetto di bastonate da parte loro.

Repubblica riporta le testimonianze di alcuni dei migranti che avevano subito le torture. Per quel rifiuto, ha poi spiegato il camerunense, "mi hanno bastonato e un nigeriano mi ha fratturato un dito con violenza col calcio della pistola dopo aver immobilizzato la mia mano destra".

Campi di tortura. La Polizia di Stato di Agrigento, ha eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata dal Procuratore Capo Francesco Lo Voi, a carico di CONDE' Mohamed, alias "Suarez" (Guinea cl. 1997), AHMED Hameda (Egitto cl. 1993), ASHUIA Mahmoud (Egitto cl. 1995), tutti sbarcati a Lampedusa lo scorso 29 giugno.

E ancora: "L'uomo era spregiudicato, in quanto picchiava tutti i prigionieri e li torturava, frustandoli con i cavi elettrici; li bastonava servendosi di tubi in gomma". Ho visto che un carceriere, una volta, ha sparato e colpito alle gambe un nigeriano, colpevole di aver preso un pezzo di pane. Ho avuto modo di vedere che, tante volte, nel corso della giornata, le donne venivano prelevate dai carcerieri per essere violentate. Con me all'interno di quel carcere c'era mia sorella Nadege che purtroppo è morta lì per una malattia non curata. "Sono riuscito a sottrarmi alla prigionia poiché sono riuscito a scappare, approfittando del fatto, che, un venerdì, non eravamo vigilati, poiché i nostri sequestratori si sono recati a pregare". Ho visto, anche, tanti altri migranti ammalati che non venivano sottoposti alle cure necessarie. "Chi non pagava, al fine di sollecitare il pagamento, veniva ripetutamente picchiato e torturato".

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