Oggi elezioni presidenziali in Tunisia

Bruno Cirelli
Settembre 19, 2019

Segno che la depressione "politica" che serpeggia fra i più giovani, mescolata alle tentazioni di sposare la causa dei foreign fighters (la Tunisia è il paese da cui in tantissimi sono partiti per abbracciare l'Isis) sono due elementi oggettivi.

Giornata di silenzio elettorale oggi in Tunisia in attesa del voto di domenica quando quasi 8 milioni di tunisini sono chiamati ad eleggere a suffragio universale diretto il presidente della Repubblica.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. "I politici tunisini e il pubblico in generale sono stati programmati per credere che la presidenza sia il vero potere", come ha detto ad Al Jazeera Nessim Ben Gharbia, commentatore politico.

I favoriti alla successione di Essebsi sono Yousè ef Chahed, attuale primo ministro, e Nabil Karoui, proprietario del principale gruppo tv privato del nord Africa. Karoui, invece, viene dal mondo liberale tunisino, con una visione imprenditoriale derivata anche dal suo lavoro ma attento ai problemi dei poveri e bisognosi con una visione di tipo assistenziale ma che ha fatto breccia soprattutto nelle fasce meno protette della popolazione.

In lizza per le elezioni in Tunisia c'erano 26 candidati, in particolare: Mongi Rahoui, Mohamed Abbou, Abir Moussi, Nabil Karoui, Moncef Marzouki, Mohsen Marzouk, Mohamed Nouri, Hechmi Hamdi, Youssef Chahed, Kais Saïed, Elyès Fakhfakh, Slim Riahi, Hatem Boulabiar, Abid Briki, Seifeddine Makhlouf, Mohamed Mraïhi, Mehdi Jomaâ, Hamadi Jebali, Hamma Hammami, Abdelkrim Zbidi, Abdelfattah Mourou, Omar Mansour, Selma Elloumi, Saïd Aydi, Safi Saïd, Neji Jalloul.

Said è un professore di diritto costituzionale, mentre Karoui è un potente uomo d'affari arrestato a fine agosto con l'accusa di riciclaggio, frode finanziaria e corruzione. All'esponente del partito Qalb Tounes, che promette di combattere la povertà, è stato comunque permesso di restare candidato dal momento che non è ancora stato condannato.

Otto anni dopo l'avvio della primavera araba, la Tunisia è considerata un modello di transizione democratica, mentre altri paesi che hanno vissuto le rivolte di massa sono presi dal caos, dalla repressione o dalla guerra. Ha pubblicato in italiano, inglese e francese per il magazine Cafébabel.

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