Ciclismo, cento anni fa nasceva il grande campione Fausto Coppi

Rufina Vignone
Settembre 19, 2019

Il record dell'ora che stabili' nel 1942, percorrendo la distanza di 45,798 chilometri, duro' fino al 1956.

"L'uomo solo al comando", così come lo descrisse il giornalista Mario Ferretti, sempre e comunque, non solo sulla strada e sulla sua bicicletta. Si concretizzo' con la vittoria dell'Airone al passo del Falzarego ed esplose in occasione del mondiale del 1948 quando a Valkenburg aan de Geul i due ciclisti in squadra per la nazionale decisero di controllarsi, puntarsi e marcarsi a vicenda per evitare che uno dei due emergesse come il migliore.

Coppi è stato un personaggio di un'umanità profonda, un italiano che ha lasciato una traccia nella storia del '900 non solo come campione di ciclismo ma anche come uomo-simbolo di una nazione transitata dalle tragedie della guerra ai sogni e alle speranze della ricostruzione. Alle 8.45 del 2 gennaio del 1960, Fausto Coppi, il Campionissimo, il 'Grande Airone', non vola più.

Gianni Brera era una settimana più vecchio di Fausto Coppi.

Poco prima della sua nascita il poeta vate D'Annunzio conquistava la città di Fiume e ne proclamava l'ammissione alla Monarchia Italiana in una vittoria che gli storici definirino, appunto, come "mutilata": propaganda al servizio di un'ideologia che non guardava alla guerra come un evento tragico, ma cercava di estrarre l'orgoglio mascolino di un popolo intero. Ma la sua carriera è stata condizionata anche dal dualismo con Gino Bartali.

La vita gli consentirà dieci anni di grandezza atletica, anni in cui vincerà tutto quello che può essere consentito a un ciclista, grazie al suo fisico fenomenale e a un cuore "nato per correre" (come lo aveva definito il suo massaggiatore, Biagio Cavanna, un cieco che vedeva con le mani), portando il nome d'Italia agli onori del mondo.

Durante gli Anni Trenta, quelli della grande illusione, Coppi continuava ad inseguire il suo sogno che non era vana gloria, ma diventare un campione a tutto tondo. O almeno così narra la leggenda. Da chi a chi è bello non saperlo.

Ricordare l'immenso palmarès di Coppi, cinque Giri d'Italia, due Tour De France, tre classiche Milano-Sanremo e moltissime altre vittorie, non basta a ricordare il campionissimo, che era più di un semplice sportivo. A quel punto inizia l'avventura di Fausto, tra conquiste impreviste, come il Giro d'Italia 1940 destinato al suo capitano Gino Bartali, la chiamata alle armi, l'incontro con la maestrina Bruna Ciampolini di Sestri Levante, che diventerà sua moglie, la prima sfida vittoriosa a Zurigo contro Ferdi Kubler, l'idolo svizzero, l'ultima volta accanto al padre che perderà poco dopo.

La gente lo ama ancora, come prima, come sempre. Il fratello Serse, morto per una caduta in gara, ne è grande parte, come la Dama Bianca.

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