Chi entra nei gruppi parlamentari di Italia viva

Rufina Vignone
Settembre 19, 2019

Però non mi basta, non credo che la politica sia questo.

La scelta fu semplice. Se da un lato si svolgevano i riti stanchi e lisi della vecchia politica, dal palco della Leopolda avevamo visto un futuro che si candidava entusiasticamente a diventare classe dirigente.

L'addio di Matteo Renzi al Pd non è stato certo un colpo di sole come quello di Salvini l'8 agosto.

All'indomani dell'addio di Renzi al Pd, il segretario dem Zingaretti ammette con il Corriere che un po' se l'aspettava, 'per l'atteggiamento di vicinanza ma non partecipazione alla vita del partito che non ho mai compreso fino in fondo'. Tutti mi dicono che voglio staccare la spina. Che in Europa si possono incontrare con personalità come Macron, appunto. Insomma, essere riformisti in Italia è un lavoro per gli amanti del pericolo. Scontato che sia il suo obiettivo, assolutamente meno scontato che ce le faccia. Il maldestro segretario democratico se l'è fatta fare sotto il naso dal "signor distruggere" di Rignano sull'Arno, quello che passa per fine stratega essendo invece in realtà un dalemiano inconsapevole, uno cioè che riesce a trarre linfa vitale solo distruggendo tutto ciò che tocca. L'unica in questa fase è provare a trovarsi degli spazi. Questo perché "si è tolta di mezzo Lotti con cui non andava d'accordo (ed evita il contraccolpo mediatico in caso di condanna Consip)". Quattro nomi su tutti: l'attuale vicesindaco Anna Scavuzzo, l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran, il capogruppo a Palazzo Marino Filippo Barberis e il consigliere regionale Pietro Bussolati, che ha affidato a facebook il suo pensiero sulla scissione: "Non condivido la scelta di Matteo Renzi perché indebolisce il nostro campo e per tante ragioni politiche", ha scritto Bussolati, un tempo renzianissimo segretario metropolitano del partito: "Ma a Renzi e a chi sceglie di andare va comunque un pensiero affettuoso perché so che non è affatto facile per loro e perché non c'è dubbio che insieme dovremo costruire le condizioni per abbattere le disuguaglianze in Italia e mettere le condizioni per nuovo benessere e sviluppo sostenibile". Non è solo l'attacco sguaiato, che pure non è mai mancato, o il voto contrario al proprio stesso governo. È anche la ricerca continua di un punto di caduta che sopisca e tronchi ogni vero rinnovamento: nelle proposte, nel personale politico (in particolar modo sui territori, dove la politica è più vicina ai cittadini e dove il nuovo rappresentato da Renzi è raramente arrivato), e negli assetti organizzativi. Inoltre, qualche anno fa Renzi partecipò a una convention dal titolo "Viva l'Italia viva, il meglio deve ancora venire", a Firenze.

Involontariamente, con quella che passerà alla storia come la crisi del mojito, l'altro Matteo (Salvini) gli aveva servito su un piatto d'argento l'occasione per sbattere la porta.

Vado via con la nostalgia pungente che si sente quando si lascia la casa dei genitori: una casa molto amata, abitata da persone molto amate.

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