Papa Francesco nella zona 'rossa' di Camerino tra i terremotati

Bruno Cirelli
Giugno 18, 2019

Una giornata storica e tanto attesa quella di ieri a Camerino, per la visita di Papa Francesco all'Arcidiocesi di Camerino-San Severino, vissuta con grande emozione da tutta la comunità. "E mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, Dio non ci lascia nel dimenticatoio", ha continuato il Papa nella sua omelia tenuta nella piazza di Camerino, una piazza solitamente chiusa al pubblico perché ancora 'zona rossa' dopo il sisma di tre anni fa.

"Sono venuto oggi semplicemente per starvi vicino; sono qui a pregare con voi Dio che si ricorda di noi, perché nessuno si scordi di chi è in difficoltà", così è iniziato il discorso del Papa.

La volontà di sognare e di non perdere mai la speranza: è questo il messaggio che traspare dalla lettera che alcuni studenti della facoltà Teologica di Napoli hanno scritto a papa Francesco, in attesa della sua visita in città il prossimo 21 giugno.

Il Resto del Carlino di Macerata riservava al papa la prima pagina più altre cinque, ancora più solerte il Corriere Adriatico che oltre alla prima pagina gli dedicava ben altre 6 pagine interne. Ciascuno può consolare qualcuno, senza aspettare che i suoi problemi siano risolti. E siccome i padroni di casa non prendevano le cose da loro preparate, forse anche per l'emozione, il pontefice ha scherzato: "Allora sono avvelenate?". "Benvenuto in questo lembo di terra marchigiana abitata da gesta discreta ed operosa".

Ma un brutto giorno la cecità ossia il terremoto ha deturpato questo territorio e lo sconforto ha intaccato il cuore dei suoi abitanti privandoli della serenità e costringendoli ai bordi della strada. Nelle sei casette, tutte uguali, i tavoli sono pronti per la colazione ma il pontefice, dopo la prima visita, declina con gli altri l'invito: "Altrimenti faccio come le galline." ha scherzato alludendo al fatto che beccano qui e lì. Non si è lasciata vincere dallo sconforto e dalla rassegnazione e non ha mai smesso di gridare il suo dolore.

Ma cosa chiedono questi giovani teologi al santo padre? Dove tutto sembra perduto Dio apre alla possibilità di un nuovo incontro... Lui dice: la teologia per rinnovarsi ha bisogno di ascoltare e osservare attentamente tutte quelle esperienze che il popolo di Dio già sta facendo e in cui sta avvenendo una sintesi tra le culture delle persone, le loro complesse biografie e l'annuncio del Vangelo; e proprio nell'ascolto di queste esperienze in cui il Vangelo tocca davvero il vissuto umano, noi troveremo i criteri, le prospettive, gli impulsi che ci aiuteranno a rinnovare la teologia. Non scade, perché si basa sulla fedeltà di Dio.

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