Sana Cheema, assolti i parenti della ragazza di Brescia uccisa in Pakistan

Bruno Cirelli
Febbraio 18, 2019

Un tribunale pachistano ha assolto "per mancanza di prove certe" il padre, lo zio e il fratello di Sana Cheema, la 25enne italo-pachistana portata via da Brescia nell'aprile del 2018 per costringerla a nozze combinate nel Paese d'origine della famiglia e poi uccisa perché le aveva rifiutate.

Durante le indagini emersero ulteriori dettagli che portarono alla confessione da parte dei tre membri della famiglia di Sana, perché il rifiuto del matrimonio combinato era "disonorevole". Sana morì poche ore prima di salire sull'aereo, già prenotato, che l'avrebbe riportata in Italia e a Brescia dove aveva gestito un ufficio per pratiche automobilistiche. "In Pakistan - aggiunge - c'è la pena di morte per l'omicidio e probabilmente non è stato individuato l'esecutore materiale del delitto di Sana". Lì aveva incontrato il ragazzo con il quale si era poi fidanzata e che voleva sposare. Se questa è 'giustizia islamica' c'è da aver paura. "Scriverò al mio collega, il ministro dell'Interno pakistano, per esprimere il rammarico del popolo italiano", ha detto il titolare del Viminale.

L'assoluzione ha provocato la reazione del ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Che vergogna!" Nel frattempo in Italia è ancora aperta un'inchiesta, senza ipotesi di reato, sul caso della giovane Italo-pakistana. Successivamente il padre ha ritrattato. Nel quartiere bresciano di Fiumicello, dove Sana abitava, non manca chi si aspetta di rivedere a breve il padre della 25enne.

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