Cosa sappiamo sui porti chiusi per Sea Watch e Sea Eye

Bruno Cirelli
Gennaio 1, 2019

Le condizioni meteo sono in peggioramento. A nulla sono serviti gli appelli a vari paesi europei tra cui l'Italia. Jan Ribbeck, capo della missione di Sea Eye, ha detto: "Siamo delusi dal comportamento del centro di coordinamento del soccorso marittimo di Brema: non hanno dichiarato né verbalmente né per iscritto di condividere la nostra visione, ma si sono limitati a dirci di seguire gli ordini dei libici". Diverse organizzazioni hanno cercato di sensibilizzare i Paesi Ue sul caso.

La Sea Watch, in particolare, è da nove giorni in mare aperto, in attesa di comunicazioni, nelle acque tra Malta e Lampedusa. La nave non è idonea per tenere così a lungo a bordo donne, uomini e bambini che hanno bisogno di assistenza e di un porto sicuro. Natale è passato, ora stiamo a cavallo del nuovo anno, pensiamoci. è triste che dei bambini siano lasciati in alto mare, non abbiano ancora un luogo dove trovare rifugio. "Si trovi un approdo per le due navi che hanno salvato 49 migranti nel Mediterraneo". Giovedì Sea Watch 3 aveva inoltre risposto a una segnalazione di un gommone in difficoltà diramata dalla sala operativa della Guardia costiera italiana: era tornata nella zona SAR libica (in inglese search and rescue, cioè aree di mare in cui gli stati costieri competenti si impegnano a mantenere attivo un servizio di ricerca e salvataggio) ma non era riuscita a individuare l'imbarcazione, che nel frattempo forse era naufragata o era stata raggiunta dalla controversa Guardia costiera libica. Anche la portavoce di Sea Watch Italia, Giorgia Linardi, questa mattina ha pubblicato un messaggio su Twitter per spiegare la situazione: "Scusaci piccola - ha scritto, allegando la foto di una bambina sorridente - Decimo giorno a bordo".

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