Festival dello Sport, Guardiola: ''Allenare in Italia? Perché no...''

Rufina Vignone
Ottobre 15, 2018

Oggi anche la fase difensiva è diventata una parte stimolante per le squadre. Il bello del calcio è che tutto è possibile e tutto è sempre aperto, mi auguro che chi giochi il miglior calcio possa vincere ma purtroppo non è sempre così.

"L'Italia non è tra i Paesi calcisticamente più evoluti, ha una resistenza culturale al cambiamento, una visione non lungimirante che le impedisce di avvicinarsi al futuro, ma guarda piuttosto al passato". "Mi sembra una Champions League molto più equilibrata, anche perché il Real ha perso un giocatore importante". Prima difensivamente, poi dopo Sacchi anche giocando bene. Non so se siamo outsider in Champions, abbiamo un girone duro e la vittoria sul Liverpool è stata importante. Le favorite sono quelle che hanno una storia più grande, Real Madrid, Barcellona e la Juve con l'acquisto di Ronaldo ha dato il segnale di volerla, è arrivata in finale due volte. Ho avuto fortuna, a 37 anni ero un allenatore giovane che veniva dalla 4a divisione, con sette giocatori che venivano dalla cantera in cui per tanti anni avevano fatto quello che chiedevamo, e con i soldi per comprare forti giocatori stranieri. "Ora sto in Inghilterra, domani chissà... si mangia molto bene qua". Non si può sempre vincere, a volte si perde. Ci ha aiutato a capire una maniera di vedere il calcio, era come andare a scuola ogni giorno, ci ha fatto innamorare di questo gioco al di là del risultato. "Sono però contento che questo gioco sia piaciuto, se per 20 anni parleremo ancora di questa squadra significherà che qualcosa di buono abbiamo fatto".

"Tiki taka? Sembra atteggiamento di scherno, invece". "Oltre a questo avevano, avevamo, voglia di mangiarci il mondo". Siamo stati costanti per molti anni, questa è stata la nostra forza. "Perché no." L'allenatore del City, ospite assieme a Carlo Ancelotti e Arrigo Sacchi sul palco del Festival dello Sport di Trento, non tentenna neppure pe run attimo. Quelli di Ancelotti: "Liedholm, soprattutto nella gestione delle risorse umane".

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