Edoardo Raspelli: "Quando avevo 14 anni sei miei coetanei mi violentarono"

Ausiliatrice Cristiano
Agosto 16, 2018

Un ricordo "brutto, terribile" che gli è tornato in mente "adesso che sto affrontando la vecchiaia. In quattro mi bloccarono, gli altri mi tirarono giù i pantaloni e mi violentarono".

"Mi assalirono in sei, mentre ero nella mia camera sul letto a riposare". E' un racconto drammatico quello che Edoardo Raspelli affida alle pagine di 'Cronaca Vera'. Quasi un castello in cui ogni studente aveva una stanza. Danno "Le amicizie particolari", storia "struggente e tragica di due maschi adolescenti amici - racconta il critico -, poi confidenti, che infine arrivano a un amore che verrà vietato nel rigido collegio gesuita in cui alloggiavano". In passato Raspelli è stato anche un ottimo giornalista, per oltre 10 anni si è occupato di cronaca nera ed è stato uno dei primi ad occuparsi del caso irrisolto di Simonetta Ferrero, la studentessa di 26 anni uccisa con 33 coltellate, il primo in assoluto a trovarsi nel luogo dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Edoardo Raspelli ne parla solo adesso perché "sento il peso della vita che corre: muore gente che conosci, un bimbo a cui facevi da padrino, un amico caro". Non ne parla con nessuno: né con il padre Giuseppe "fascista convinto, al punto da continuare a indossare la camicia nera per le strade di Milano anche dopo il 25 aprile", né con la madre Carla, "una donna moderna, assai sportiva: gareggiava in bicicletta prima della guerra e primeggiava nella scherma". "E il file, chissà perché, torna leggibile". Nel buio della sala il sedicenne Edoardo scoppia a piangere: "Mia madre mi guarda sorpresa e mi dice, scandendo le parole: "Piuttosto che tu fossi come loro, preferirei che fossi morto"".

Edoardo Raspelli, giornalista, scrittore e gastronomo italiano, nonché noto conduttore tv, è stato protagonista di un'intervista ai microfoni del Corriere della Sera, durante il quale ha raccontato un terribile fatto capitatogli nell'adolescenza, una vicenda che torna d'attualità "Come un file cancellato per quarant'anni - spiega lo stesso Raspelli - e che d'improvviso torna leggibile". "E forse per questo preferii dimenticare tutto", spiega infatti il giornalista.

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