Starbucks | Schultz lascia la presidenza

Paterniano Del Favero
Giugno 7, 2018

L'abbandono della più alta carica dirigenziale arriva al culmine di una avventura imprenditoriale che ha dello straordinario, che ha visto la società passare 11 ai 28 mila punti vendita sparsi in 77 nazioni del mondo, e alla vigilia dello sbarco del marchio della sirena in una nazione dal forte potere simbolico, per chi vende caffè: l'Italia. Di fatto Howard Schultz lascia la guida del suo impero capitanato da Starbucks "per fare altro".

L'annuncio non è piaciuto ai mercati. La lista dei possibili candidati è comunque lunga: secondo indiscrezioni, l'amministratore delegato di JPMorgan Jamie Dimon potrebbe considerare una sua candidatura, così come il miliardario Mark Cuban che valuterebbe una discesa in campo per i repubblicani ma - come ha ammesso lui stesso - deve prima convincere sua moglie. Una decisione che, alcuni azionisti hanno contestato perché costosa.

"Da diverso tempo, sono molto preoccupato per il nostro Paese - ha detto Schultz al quotidiano New York Times - per le crescenti divisioni interne e per la nostra posizione nel mondo. Una delle cose che voglio capire è se c'è un ruolo che posso giocare per restituire ma non so ancora quale sia".

Pochissime parole che sono bastate per alimentare le voci di un suo possibile impegno diretto contro Donald Trump nelle presidenziali del 2020. Schultz è nato a New York il 19 luglio del 1954 (ha 64 anni). Ha studiato alla Northern Michigan University. Ha studiato presso la Northern Michigan University e, dopo una breve esperienza da venditore, approda alla Starbucks, lavorando come direttore marketing. Lo replica prima mettendosi in proprio, fondando una catena chiamata "il Giornale" (proprio dal nome del quotidiano milanese fondato da Indro Montanelli, all'epoca in fase di lancio e con pubblicità ovunque) e poi tornando di nuovo a Starbucks come amministratore delegato.

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