Serie A: "calciatori e arbitri contro la violenza sulle donne".

Barsaba Taglieri
Aprile 24, 2018

Un massimo di 1.000 euro sono invece previsti per aiutarle nella mobilità, cioè a raggiungere il luogo della formazione, oppure per mandare i figli ai nidi o nelle scuole dell'infanzia. Si tratta di 600 euro al mese per un minimo di due e un massimo di sei mesi. Sono stati stanziati dalla Regione Toscana, con due delibere approvate dall'ultima giunta, 1 milione e 300mila euro da utilizzare da qui a fine 2018 per favorire autonomia abitativa e lavorativa alle donne che hanno subito violenza. Una voce di #denuncia ha finalmente preso piede e molte donne del mondo dello spettacolo, e non solo, hanno deciso di rompere il silenzio e di dichiarare pubblicamente le molestie e le discriminazioni subite da parte degli uomini in ambito lavorativo e domestico. Ho visitato anche alcune delle case destinate all'accoglienza delle donne vittime e dei loro bambini dove si interviene per alleviare situazioni pesanti, anche sul lato umano. "Si fa violenza una seconda volta se si imposta un articolo usando espressioni come delitto passionale o se si sottolinea che la donna era vestita in modo provocante o se si insinua che in fondo se l'è cercata".

Il progetto mira a favorire l'autonomia di circa 200 donne da qui a fine anno. I bandi relativi all'inserimento al lavoro saranno pubblicati entro la prima metà del mese di maggio e i contributi, per i quali è prevista una precisa rendicontazione, saranno erogati fino ad esaurimento delle risorse disponibili (pari a 851.500 euro) e comunque entro il 31 dicembre di quest'anno. Oggi e domani scenderanno in campo con un segno rosso sul viso, accompagnati all'ingresso in campo da bambine con la maglietta dell'iniziativa per sensibilizzare il pubblico presente sugli spalti - e i telespettatori - che il cartellino rosso più importante è quello da dare alla violenza sulle donne.

Un comitato regionale sulla violenza di genere Sono invece 465.000 euro i fondi a disposizione per favorire l'autonomia abitativa delle donne inserite nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza subita e per i loro figli, sia in appartamenti autonomi che in alloggi in coabitazione con altre donne, sostenendole nella prima fase di vita autonoma dopo la loro uscita dalle case rifugio o da alloggi di transizione.

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