Coma, sviluppata un'interfaccia per monitorare i livelli di coscienza

Barsaba Taglieri
Aprile 19, 2018

A sviluppare l'interfaccia cervello computer che darà dunque la possibilità ai medici di poter diagnosticare la presenza di coscienza In quei pazienti che usciti dal coma non rispondono ad alcun stimolo, è stato il gruppo di ricerca del centro padre che collabora anche con le Unità spinale unipolare della Città della salute di Torino e con l'ospedale CTO alla dottoressa Marina Zettin. Basti pensare che, anche se si tratta di una condizione transitoria, non tutti ne escono indenni o anche solo vivi. Il progetto è stato ideato dal dottor Vito De Feo ed è svolto in collaborazione con il Neural Computation Laboratory dell'Istituto Italiano di Tecnologia a Rovereto (diretto dal professor Stefano Panzeri), con il Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino, che partecipa tramite il gruppo di ricerca della professoressa Gabriella Olmo, e con il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino, che partecipa tramite il gruppo di ricerca diretto dal professor Giuliano Geminiani. Alcuni pazienti non riescono a superare la fase acuta e muoiono. Le cause principali sono incidenti (stradali o di altra natura), eventi cardiovascolari, intossicazioni o altre malattie. Lo stato di coscienza è compromesso. Tuttavia, una diagnosi di stato vegetativo persistente non comporta l'invalidità permanente, perché in casi molto rari i pazienti possono migliorare, raggiungendo uno stato di minima coscienza o un livello superiore di coscienza. I meno fortunati passano dal coma a una serie di condizioni cliniche catalogate come stato vegetativo, in cui la coscienza è del tutto assente. Sentono qualcosa? Dove 'sono' quando stanno così? La valutazione clinica, infatti, allo stato attuale non è in grado di distinguere in maniera scientifica i riflessi motori che nascondono tentativi di esecuzione intenzionale di movimenti e riflessi automatici privi di intenzionalità.

Ad oggi, gli strumenti che vengono utilizzati per fare diagnosi differenziale tra pazienti in stato vegetativo e pazienti in condizione di minima coscienza non-responsiva non sono sufficienti.

Alla base del progetto, coordinato dal Centro Puzzle di Torino, lo sviluppo di una interfaccia cervello-computer in grado di rilevare i movimenti del paziente e stabilire se sono intenzionali o solo dei riflessi.

L'ipotesi progettuale presuppone che le persone con basso grado di coscienza siano in grado di pianificare i movimenti richiesti dall'esterno, ma non siano in grado di eseguirli correttamente. Ci sono però pazienti (in media uno su tre) che recuperano completamente lo stato di coscienza. Grazie ad un innovativo metodo di analisi di questi segnali elettrofisiologici, cercheranno di isolare e classificare i cosiddetti potenziali elettrici di prontezza, usati per la prima volta in pazienti non responsivi. Come già abbiamo potuto capire questo software pare sia in grado di rilevare le intenzioni motorie dei pazienti in stato comatoso indipendentemente dal fatto che producono almeno un movimento visibile all'esaminatore e funziona attraverso un'interfaccia grafica che permetterà ai medici di poter diagnosticare anche con più attenzione la presenza di coscienza nei pazienti che non rispondono agli stimoli grazie a delle misurazioni non invasive come quelle elettromiografiche ed elettroencefalo.

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