Ucciso nella casa della fidanzata: condannata tutta la famiglia

Bruno Cirelli
Aprile 18, 2018

Condanna a 14 anni, quindi, per omicidio volontario, tre condanne a tre anni per omicidio colposo e una assoluzione.

Roma, processo #Vannini. È stata letta da pochissimi minuti la sentenza di primo grado nel processo per la morte di #Marco Vannini, il 20enne di Ladispoli. A marzo il pm di Civitavecchia, Alessandra D'Amore, aveva chiesto per omicidio volontario con dolo eventuale 21 anni per Antonio Ciontoli, 14 per la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico e aveva chiesto anche 2 anni per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, accusata per omissione di soccorso. E' stata assolta invece Viola, la fidanzata di Federico. Considerando anche il comportamento processuale degli imputati, che hanno cambiato spesso versione, considerando anche che nei loro confronti non è stata applicata alcuna carcerazione preventiva, si può ben comprendere l'amarezza e lo sdegno di una madre, Marina, che da anni sta lottando per ridare dignità al figlio tramite la giustizia. Ciontoli ammise che il giovane era stato colpito da un proiettile solo davanti al medico di turno: la ferita che aveva sotto l'ascella destra, a prima vista, non lasciava pensare a un colpo di arma da fuoco, ma il giovane, che secondo quanto detto in aula dalla madre indossava abiti diversi rispetto a quando era uscito di casa, aveva perso oltre due litri di sangue. "Mi hanno ammazzato il figlio che aveva solo 20 anni, non credo più nella giustizia". La decisione del tribunale è stata accolta con rabbia dai tanti presenti in aula. Fissata a 400mila euro la provvisionale prevista, come anticipo del risarcimento dei danni, per i genitori di Vannini.

"Riconsegnero' la mia scheda elettorale perche' mi vergogno di essere una cittadina italiana - ha psiegato la donna parlando con i giornalisti -". Loro sono liberi, anzi sono sicura che stanno festeggiando, mentre mio figlio è morto a vent'anni. Ma Ciontoli ha impedito a Marco di salvarsi, condannandolo, e gli altri in casa non hanno interrotto il nesso causale che ha portato al decesso. Secondo il suo racconto, Ciontoli entro in bagno mentre Marco Vannini era nella vasca per mostrargli una pistola dalla quale partì un colpo che ferì il giovane al petto. "Non si può dire che non c'era la percezione della gravità e non si può dire che tutti gli imputati non si fossero resi conto dell'evento in atto", conclude Gnazi. "La giustizia non è uguale per tutti". Maledetta quella notte e maledetti loro. Fatevi sentire perche' non e' giusto solo che paghino solo le mamme a cui ammazzano i figli. Imputati Antonio Ciontoli, il padre della sua fidanzata Martina, la moglie, il figlio Federico e la fidanzata di lui. "Tutto nasce da un fatto sicuramente colposo ma il Ciontoli ha avuto purtroppo la capacità di renderlo doloso".

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