L'Accademia della Crusca bacchetta il Miur: abbandona l'italiano

Bruno Cirelli
Aprile 18, 2018

Pensate di dire "lavoro di gruppo"? Volete mettere come suonate più professionali? Il gruppo di studiosi della lingua italiana "Incipit", presso l'Accademia della Crusca, boccia senza mezzi termini il "Sillabo" pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca il 14 marzo scorso e indirizzato alle scuole superiori "per promuovere l'educazione all'imprenditorialità nelle scuole statali secondarie di II grado". E il titolo del loro testo è chiaro: "Sillabo per l'imprenditorialità o sillabario per l'abbandono della lingua italiana?"

Il Gruppo Incipit aveva già attirato l'attenzione sulla forte propensione del sistema universitario italiano a impiegare termini ed espressioni del mondo economico-aziendale (cfr. comunicato stampa n. 6 del 17 giugno 2016), ma constata che nel documento in questione tale tendenza ha raggiunto un nuovo livello di intensità: l'adozione di termini ed espressioni anglicizzanti non è più occasionale, imputabile magari a ingenue velleità di "anglocosmesi", bensì diventa programmatica, organica e assurge a modello su cui improntare la formazione dei giovani italiani. Continua l'Accademia, parlando di "meccanica applicazione di un insieme concettuale anglicizzante, a fronte di un italiano volutamente limitato nelle sue prerogative basilari di lingua intesa quale strumento di comunicazione e di conoscenza". Un'accusa che il ministro Valeria Fedeli respinge, "non capisco da dove lo ricaviate", visto che "porre in alternativa l'italiano - il cui valore va non solo difeso, ma anche consolidato e promosso, come ha fatto il Ministero che ho avuto in quest'ultimo anno e mezzo l'onore di guidare - e l'inglese - che ritengo debba diventare lingua obbligatoria fin dalla scuola dell'infanzia, insegnato da docenti madrelingua".

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