Armenia: proteste contro Sargsyan Premier

Bruno Cirelli
Aprile 18, 2018

La sua candidatura, proposta dal Partito repubblicano al potere, è stata sostenuta da 77 deputati, contro 17 contrari.

Gli attivisti dell'opposizione nella notte hanno iniziato a bloccare le strade centrali della capitale armena, Yerevan, nel tentativo di impedire il voto parlamentare di oggi sul nuovo primo ministro.

Sargsyan è stato già premier dell'Armenia, dal 2007 al 2008, e poi ne è divenuto il presidente, in carica sino al 9 aprile 2018. Le proteste finora hanno portato all'arresto di 80 persone. Tuttavia la perplessità per la manovra messa in atto dall'establishment armeno non emerge solo fra le mura domestiche, visto che anche a livello internazionale non sono mancate delle critiche, seppur velate a questa scelta. L'opposizione si è lentamente fatta largo dopo che c'è stata nel 2015 una modifica costituzionale che ha trasferito i poteri dal presidente (un tempo eletto a suffragio universale) al Parlamento, con la creazione di un ruolo di premierato forte.

Sargsyan durante il suo discorso all'udienza speciale del parlamento ha affermato che le sue priorità sono la garanzia della sicurezza del paese, il rafforzamento dell'esercito e la risoluzione del conflitto del Karabakh. Partite dalla capitale, tuttavia, le dimostrazioni di dissenso hanno raggiunto anche altri centri urbani del paese caucasico, come Gyumri e Vanadzor. "Non possiamo permettere che questo accada (...) È giunto il momento di liberare i cittadini dell'Armenia". L'opposizione denuncia l'autoritaria presa di potere e ha detto di voler paralizzare l'intero sistema statale, dando avvio a una "rivoluzione di velluto", cioè non violenta.

I primi scontri tra i manifestanti e la polizia sono avvenuti lunedì 16 aprile.

Sono giorni di aspre proteste in Armenia.

D'altronde l'Armenia vanta una lunga storia di proteste di massa ed episodi di disordine pubblico, da molti ritenuti come gli unici metodi per ottenere la considerazione delle istituzioni. "Serzh Sargsyan deve vedere che non ha un paese su cui regnare e nessun popolo da governare".

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