A Cuba si chiude l'era Castro, il testimone passa a Diaz-Canel

Bruno Cirelli
Aprile 18, 2018

Se la Storia, come citato da Oscar Wilde, è fatta da tutti, ma scritta solo dai grandi uomini, è impossibile non rivolgere il pensiero a Fidel Castro e non affermare che di Storia ne ha fatta e ne ha scritta tantissima.

Quella che si apre oggi all'Avana con la prima sessione della nuova Assemblea del Poder popular - 605 deputati eletti, senza opposizione e in lista unica, all'inizio di marzo - vuole essere una successione lenta, ordinata, e pilotata fra l'ultima generazione dei barbudos, generali ormai ultraottantenni che fecero la guerriglia sulla Sierra Maestra con Fidel Castro, e un gruppo di nuovi dirigenti poco più che cinquantenni, nati nei primi anni della rivoluzione castrista. Raul Castro (86 anni) non è candidato alla rielezione, in applicazione del limite imposto dal suo stesso governo per gli incarichi elettivi.

Raùl Castro manterrà comunque le redini del Partito comunista cubano (Pcc), fino al 2021, data in cui è in programma il prossimo congresso. Al di là del ricambio generazionale, però, non è ancora chiaro quale sarà la linea politica che sceglierà Diaz-Canel, che malgrado la sua rapida ascesa nelle gerarchie interne del regime resta un dirigente di basso profilo, scarso carisma e posizioni poco note. L'erede dei Castro dovrà affrontare questioni cruciali per il futuro di Cuba e del suo governo, dopo lo stallo delle riforme lanciate da Raul a partire dal 2008, quando assunse la leadership dopo le dimissioni di Fidel.

Come cambierà Cuba con l'istituzione del nuovo governo?

Non è facile prevedere come si svilupperanno gli eventi. Mentre offuscata sembra per ora l'altra stella di famiglia, Mariela, divenuta famosa per le sue battaglie a favore dei diritti civili della comunità gay.

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