10mila rifugiati in edifici occupati

Bruno Cirelli
Febbraio 8, 2018

"Dopo due anni, Fuori Campo si conferma una triste mappatura della vulnerabilità e dell'emarginazione sociale cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini che avrebbero diritto ad accoglienza e protezione mentre oggi non hanno nemmeno un riparo decoroso, cibo sufficiente, l'accesso a cure essenziali", dichiara Giuseppe De Mola, advocacy officer MSF, curatore del rapporto Fuori Campo. Lo studio è frutto di un monitoraggio costante fatto dall'associazione nel 2016 e nel 2017, e nasce da un'osservazione diretta dei fenomeni.

Tra loro ci sono persone provenienti dall'Africa sub-sahariana e dal Corno d'Africa, ma anche da Siria, Iraq, Pakistan, Afghanistan, appena arrivati in Italia o presenti nel nostro Paese da anni, titolari di una forma di protezione internazionale o umanitaria ma che faticano a raggiungere un inserimento lavorativo e abitativo stabile. In alcuni siti, ci sono anche italiani in condizioni di indigenza a condividere le condizioni dei migranti. I sitiinformali sono edifici abbandonati o occupati (53%), luoghiall'aperto (28%), tende (9%), baracche (4%), casolari (4%), container (2%). Undici di questi si trovano nel Lazio, sette in Puglia, sei in Sicilia, cinque in Calabria e in Piemonte. "Non si tratta di un censimento esaustivo, i numeri sono approssimati per difetto, ma è un'immagine aggiornata e realistica del mondo fuori dal sistema di accoglienza", ha sottolineato Gabriele Eminente, direttore generale di Msf. Solo il 45% degli insediamenti ha accesso all'acqua e all'elettricità. Msf ha dichiarato che intende sottrarsi al dibattito dei partiti sull'immigrazione. "L'unica urgenza che spinge Msf è l'urgenza di chi è a contatto diretto con chi vive in una fabbrica fatiscente, in mezzo ai rifiuti, senza energia elettrica e che stasera si riscalderà con qualsiasi cosa di combustibile capiti sotto mano".

A Bari e Torino MSF ha avviato un programma di orientamento socio-sanitario all'interno di edifici occupati, per superare la marginalità dei residenti facilitando il loro accesso alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Un potere questo ribadito anche dalla legge 48 del 2017. Ma è la logica stessa degli sgomberi ad essere miope: "In nessun caso la rimozione degli insediamenti informali può giustificare il ricorso alla violenza".

Chiediamo alle istituzioni competenti, nazionali e locali, di favorire concrete politiche di accoglienza e inclusione sociale per richiedenti asilo e rifugiati, e di assicurare l'accesso ai beni primari e alle cure mediche a tutti i migranti presenti in Italia, a prescindere dal loro status giuridico e per tutto il periodo della loro permanenza sul territorio italiano.

Carenza cronica di posti La sofferenza strutturale del sistema di accoglienza, spiega Msf, si manifesta nella "carenza cronica di posti", dovuta "non soltanto all'aumento del numero di richieste d'asilo, ma anche al basso livello di turnover nelle presenze dei centri a causa dei tempi necessari per l'esame delle domande".

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