Trattativa Stato-Mafia, chiesti 6 anni per Mancino

Bruno Cirelli
Gennaio 26, 2018

È un processo che ho seguito dall'inizio e che ha portato tante polemiche. Ho capito subito che avrei pagato un costo. "La Cassazione ci dice che tra Cosa nostra e Berlusconi e Dell'Utri il rapporto era paritario" e ribadisce che "Dell'Utri era un nuovo autorevole interlocutore del dialogo con Cosa nostra". Nessuno ci ha difeso. E poi i carabinieri Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, accusati di violenza e minaccia a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato. "Questo è il nostro atto di accusa" - ha proseguito Teresi elencando le richieste di condanna. Mentre per quanto riguarda Massimo Ciancimino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, la Procura sollecita alla corte d'assise la condanna a 5 anni di carcere per l'accusa di calunnia e il non doversi procedere per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, perché prescritto. Così il pm Francesco Del Bene nella sua requisitoria al processo sulla trattativa Stato-mafia, giunta alle battute finali.

Condanna rispettivamente a 16 e 12 anni di carcere chiesta per i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Chiesta, invece, l'applicazione dell'attenuante speciale prevista per i collaboratori di giustizia e la prescrizione per le accuse contestate a Brusca.

Al processo sono costituiti parte civile il Centro studi Pio La Torre, l'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, parte lesa dal reato di calunnia contestato a Ciancimino, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Presidenza della Regione siciliana, il Comune di Palermo, l'associazione Libera e l'associazione vittime della strage dei Georgofili. Per i pm le condotte di concorso in mafia sarebbero cessate con la cattura del boss Riina, a gennaio 1993, per questo la richiesta di dichiararle prescritte.

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