L'Ue boccia la Sicilia: in fumo 380 milioni di fondi strutturali

Bruno Cirelli
Gennaio 26, 2018

Il Tribunale dell'Unione europea ha infatti respinto il ricorso relativo al taglio dei fondi. Cioè la quota di fondi strutturali che l'Italia ha perduto (sul miliardo e 209 milioni di euro destinati 15 anni fa al sostegno di interventi strutturali in Sicilia) a causa della ritenuta inaffidabilità dei suoi sistemi di controllo e utilizzo. Secondo i magistrati, tali inadempienze si sarebbero verificate in diversi esercizi finanziari, e la colpa della Regione sarebbe stata quella di non aver fatto nulla per porre rimedio alla situazione. Per questo il 17 dicembre 2015 la Commissione Ue ha deciso di ridurre il contributo comunitario al Por siciliano di 379.730.431,94 euro su circa 1,209 miliardi totali.

Perché? Perché sono state appunto "accertate operazioni relative a progetti presentati dopo la scadenza del termine di presentazione delle domande di partecipazione, spese di personale non correlate al tempo effettivamente impiegato per i progetti, consulenti esterni privi delle qualifiche richieste, insufficienti giustificativi di spesa, altre spese non attinenti ai progetti, esecuzione delle attività non conforme alla descrizione dei progetti, violazione delle procedure di appalto e di selezione di docenti e fornitori".

L'Italia ha impugnato davanti al Tribunale Ue la decisione chiedendone l'annullamento in parte per ragioni sostanziali e in parte per ragioni formali.

L'unica via da percorrere ora, per l'Italia e la Sicilia, è quella di impugnare nuovamente la sentenza e ricorrere alla Corte di Giustizia, sebbene si tratti di un'Ente che tratta solitamente solo le questioni di diritto.

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