Bebe Vio ei suoi fratelli a caccia dell'oro iridato

Rufina Vignone
Novembre 1, 2017

Bebe, priva di gambe e braccia a causa di una meningite che l'ha colpita a 11 anni, ha presentato ieri al T3 dell'aeroporto di Fiumicino i mondiali di scherma paralimpica. Protagonisti 220 atleti, in rappresentanza di 32 Paesi. "La cosa più bella è vincere in casa in una manifestazione così: godetevela tutta", è stato l'augurio del presidente del Comitato Paralimpico Italiano, Luca Pancalli.

Per l'esattezza è la prima volta che l'Italia ospita un Mondiale di scherma paralimpico, che prevede l'assegnazione di quattro titoli al giorno, in quanto le altre occasioni (cioè Torino 2006 e Catania 2011) hanno visto l'integrazione con i Campionati del Mondo di scherma.

Il momento più atteso?

"Non vediamo l'ora di giocarci le nostre carte: sono carica a pallettoni, più pronta rispetto alle Olimpiadi e mi sento più matura" ha detto con la solita schiettezza Bebe Vio, già pronta per l'avventura. Purtroppo ce l'hanno tolta.

"A Roma è difficile, le sedie a rotelle non passano ovunque, noi della Nazionale riusciamo ad avere tutto, ad esempio in aeroporto dove c'è sempre qualcuno disposto a darti una mano ma in giro per Roma è un casino, a partire dai sampietrini". Il vantaggio di "giocare" in casa galvanizza la pattuglia azzurra, capitanata dalla straordinaria Bebe Vio, campionessa paralimpica a Rio 2016 nel Fioretto. Puntiamo molto anche sulle gare a squadre.

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