Trovare lavoro grazie alle segnalazioni, succede per 4 giovani occupati su 10

Paterniano Del Favero
Ottobre 29, 2017

Quattro giovani su dieci hanno trovato un'occupazione grazie alla segnalazione di parenti, amici e conoscenti. Mano mano che la qualità della preparazione cresce si fa ricorso ai canali istituzionali, come le inserzioni sulla stampa o via web, la chiamata diretta da un datore di lavoro, le segnalazioni delle università o i tirocinii nelle aziende.

Un giovane su quattro ha un lavoro a termine, stessa proporzione ( uno su quattro) lavora a orario ridotto.

Dallo studio emerge che i giovani under 35, che rappresentano quasi un quarto dei residenti in Italia (il 21%), sono 12 milioni e 681 mila, ma quelli che sono impegnati in un percorso di istruzione formale sono poco più di 8 milioni (il 63%).

Soltanto l'11,9% dei giovani ha ricevuto, nel 2015 una qualche forma di aiuto nella ricerca di lavoro da parte di una istituzione pubblica: il 13,8% degli occupati che hanno iniziato un lavoro negli ultimi 12 mesi, il 15,1% dei disoccupati e il 6,5% della forza di lavoro potenziale.

Il 40% dei diplomati e il 60% dei laureati hanno avuto almeno un'esperienza di lavoro durante l'ultimo corso di studio.

Molti lavorano al di sotto delle loro potenzialità o del loro livello di istruzione: il "41% dei diplomati e il 31,4% dei laureati dichiarano che per svolgere adeguatamente il proprio lavoro sarebbe sufficiente un più basso livello di istruzione rispetto a quello posseduto". Tra gli stranieri, i giovani che hanno terminato gli studi e lavorano sono circa il 56,6% (inferiore alla percentuale degli italiani).

Nel Mezzogiorno una quota significativa di giovani si presenta nel mercato del lavoro con al più la licenza media, a conferma della forte incidenza degli abbandoni scolastici precoci e del grande divario nella dispersione scolastica tra quest'area e il Centro-nord.

Successivamente al conseguimento del titolo di studio il 14,2% dei giovani usciti dal sistema di istruzione ha iniziato un altro corso di studi, poi interrotto. Ed è allarme al Sud. Questo valore "sconta il fatto che una parte consistente di questo collettivo è ancora inserita in percorsi di istruzione e formazione e dunque meno o per nulla interessato a entrare nel mondo del lavoro", ha spiegato l'Istituto.

Quattro giovani disoccupati su 10, soprattutto laureati, sarebbero disponibili a trasferire per motivi di lavoro la loro residenza. La "fuga di cervelli", fenomeno ormai noto e allarmante nel nostro Paese, si riscontra soprattutto nei giovani provenienti da ambienti familiari culturalmente più elevati.

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