Perché Renzi e Fedeli parlano dell'uscita dei ragazzi da scuola

Bruno Cirelli
Ottobre 28, 2017

Finora i ministri dell'Istruzione si erano limitati a farsi detestare dagli studenti e/o dagli insegnanti. Solo la consapevolezza che parliamo di un tema delicato e importante, che ha anche a che fare con la sicurezza e la tutela delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi.

Dopo una recente sentenza della Corte di Cassazione, la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli e il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi si sono espressi sull'argomento dell'uscita da scuola per i minori di 14 anni, e in particolare a chi appartenga la responsabilità di quello che succede loro fra genitori, docenti o dirigenti scolastici.

"Mi auguro che i genitori si ribellino, che si organizzino in gruppi e facciano ricorso contro queste disposizioni del Ministero": Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, è furioso. E' su questo assunto che si è basata la sentenza della Cassazione, per cui decine di dirigenti sono in agitazione per tentare di risolvere un problema che finora la legislazione non ha saputo colmare. In realtà, la responsabilità della scuola si ricollega più in generale al fatto stesso dell'affidamento del minore alla vigilanza della scuola.

"Come spiegato anche lo scorso 26 ottobre in un lungo comunicato, le scuole, attualmente, stanno operando scelte che sono conformi al quadro normativo vigente in materia di tutela dell'incolumità delle studentesse e degli studenti minori di 14 anni".

Senza contare che la cospicua iniziativa ministeriale si mostra in colossale controtendenza con tutte quelle balle sulla scuola a tempo pieno, recupero, riallineamento, approfondimento, progetti pomeridiani e via blaterando.

I genitori devono andare a prendere i figli a scuola. Si tratta di una circolare e di una dichiarazione che non prendono atto di come funziona oggi la società italiana, dei suoi ritmi, dei suoi vincoli, delle sue abitudini, delle sue necessità. La Cassazione civile ha infatti più volte affermato il principio secondo cui l'istituto scolastico ha il dovere di provvedere alla sorveglianza delle allieve e degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui le sono affidati e quindi fino al momento del subentro, almeno potenziale, della vigilanza dei genitori o di chi per loro (si veda ad esempio la sentenza n. 3074 del 30 marzo 1999).

Secondo la Cassazione, quindi, il dovere di sorveglianza degli alunni minorenni è di carattere generale e assoluto, tanto che non viene meno neppure in caso di disposizioni impartite dai genitori di lasciare il minore senza sorveglianza in luogo dove possa trovarsi in situazione di pericolo. Ma le polemiche politiche non si fermano. "Si rifiutino di andare a scuola a prendere i figli a scuola". Quanto alla tesi di chi sostiene che in questo modo non si facilita l'autonomia dei propri figli, Valeria Fedeli è convinta che "si può far sperimentare autonomia ai ragazzi non soltanto nel rapporto casa-scuola, scuola-casa". Due risposte, entrambe della maggioranza di governo, ci sembrano le più ragionevoli per entrare nel merito del caso e provare a dirimerlo: "È assurdo che un ragazzo di 14 anni non possa tornare a casa da scuola da solo".

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