Catalogna, Puigdemont: "indipendenza è una questione di giorni"

Ausiliatrice Cristiano
Ottobre 6, 2017

Il ministro della Giustizia dello Stato centrale Rafael Catalá ha però dichiarato: "Useremo tutti i mezzi legali a nostra disposizione per ripristinare l'ordine in Catalogna".

Da lì ad oggi, in un clima di contrasto sempre più acceso, si è giunti a ieri, a colpi di "scomuniche" del Governo spagnolo (alcuni rappresentanti politici indipendentisti erano già stati arrestati nei giorni scorsi e venivano minacciati vari provvedimenti nei confronti dei membri indipendentisti delle istituzioni catalane) e di solenni dichiarazioni dei catalani. Nel frattempo, in un rapido blitz, la polizia spagnola aveva occupato il centro informatico catalano, in modo da impedire il conteggio delle schede, e disattivato le varie applicazioni che consentivano ai catalani di individuare il proprio seggio di riferimento.

Domenica a votare sono andati 2.262.424 cittadini catalani su 5.343.358 elettori. Un suffragio universale in termini radicali. È stata la giudice della Audiencia Nacional, Carmen Lamela, a firmare il mandato di comparizione, dopo la denuncia inoltrata dalla procura generale dello Stato perché i Mossos non avevano affiancato la Guardia Civil in una operazione di polizia per frenare i preparativi del referendum sull'indipendenza del primo ottobre, giudicato illegale da Madrid. Lo ha affermato Carles Puigdemont, in dichiarazioni alla Bbc rese prima del discorso del re Felipe, ma trasmesse dopo: "agiremo alla fine della settimana o all'inizio della prossima", ha detto il capo del governo locale catalano, aggiungendo di non avere ora canali di comunicazioni con Madrid e avvertendo che "sarebbe un errore tale da cambiare tutto" se il governo Rajoy cercasse d'assumere il controllo diretto della Catalogna. Inoltre, ha insistito sul fatto che le azioni della polizia nella giornata del voto sono state "assolutamente sproporzionate".

Intanto, ancora, l'UE rimane assente, forse doverosamente (?), forse incapace di poter assumere una qualsiasi posizione, ancora attestata su di una posizione di generico rispetto delle istituzioni spagnole, mentre pare attesa per oggi 2 ottobre una presa di posizione ufficiale del Parlamento europeo.

Sta forse nascendo un nuovo soggetto giuridico internazionale, un nuovo ordinamento, una nuova Costituzione attraverso lo strappo - illegale sotto ogni aspetto, se visto dalla parte dell'ordinamento spagnolo - e il giurista di diritto positivo non può che assistere in attesa che le cose si calmino, che ritrovino un loro qualche nuovo equilibrio ordinato.

Appare a noi evidente che per garantire lo sviluppo di un modello spagnolo di democrazia partecipativa e di prossimità sia indispensabile un governo di unità della Spagna e delle autonomie regionali che associ i movimenti "nazionalisti" disponibili al dialogo.

Parla quasi da capo dello Stato Puigdemont. Ma il tempo corre. Corsica, Paesi Baschi, Sardegna, Bretagna, Irlanda del Nord, rivendicano pretese oramai ataviche.

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE