"I killer del cuore sono i carboidrati". Non i grassi

Barsaba Taglieri
Agosto 30, 2017

La maggior parte delle persone comincia a essere disorientata. Insomma, i grassi non sono da demonizzare, ma la strada è tutta in salita in una società dove oggi impera il 'tutto light' e la dieta dei 'senza'.

Secondo i ricercatori la riduzione dei grassi non migliorerebbe affatto la salute del cuore.

Per la carne, specialmente quella rossa, si è parlato di incremento della tossicità dell'urina, problemi al cuore e addirittura tumori. Lo studio è durato dodici anni e ha coinvolto oltre 154mila soggetti di entrambi i sessi e di età compresa tra i 35 e i 70 anni. Il campione preso in esame tra il 2003 e il 2013 in 18 Paesi a reddito basso, medio e alto, dei cinque Continenti, è uno degli studi epidemiologici più ampi e completi sull'impatto dell'urbanizzazione sulla prevenzione primordiale (attività fisica, cambiamenti nell'alimentazione, e quant'altro), sui fattori di rischio (obesità, ipertensione, dislipidemia ecc.) e l'insorgenza di malattie cardiovascolari. Le risultanze sono quasi sconvolgenti: ne viene fuori, come ha spiegato a Lancet Mahshid Dehghan, ricercatrice del Population Health Research Institute della McMaster University tra gli autori dell'analisi, che "limitare l'assunzione di grassi non migliora la salute delle persone, che invece potrebbero trarre benefici se venisse ridotto l'apporto dei carboidrati al di sotto del 60 per cento dell'energia totale, e aumentando l'assunzione di grassi totali fino al 35 per cento". L'autrice dello studio, infine, ha convenuto:"Per decenni le linee guida nutrizionali hanno puntato l'attenzione sulla riduzione dei grassi totali e sugli acidi grassi saturi, partendo dal presupposto che sostituire questi ultimi con carboidrati e grassi insaturi avrebbe abbassato il colesterolo LDL (quello cattivo, ndr), riducendo così il rischio di eventi cardiovascolari ma questo approccio si basa su dati relativi a popolazioni occidentali, nelle quali l'eccesso di cibo è una realtà ben nota".

Per arrivare a questi risultati, sono state analizzate le abitudini alimentari dei soggetti tenuti sotto osservazione. I risultati sono stati sorprendenti visto che l'assunzione di grassi a sorpresa è stata associata a minori rischi e gli individui che nella fascia alta del consumo di grassi mostravano una riduzione del 23% del rischio di mortalità totale ma anche una riduzione del 18% del rischio di ictus e del 30% del rischio di mortalità per cause non cardiovascolari. La ricerca consiglia di assumere il 35% di calorie proprio dal grasso e per gli uomini significherebbe 30 grammi al giorno, mentre per le donne 20. "L'importante è fare attenzione alla qualità dei grassi: sappiamo che quelli da privilegiare sono i mononsaturi (l'olio di oliva, per esempio) e alcuni polinsaturi (gli Omega 3 nel pesce o nella frutta secca)".

I dati rilevati sono stati comparati con quelli concernenti gli eventi e alla mortalità cardiovascolare: in totale 5796 decessi e 4784 eventi.

Lo studio effettuato adesso permette di vedere quale sia l'impatto generale della dieta sulla mortalità totale, verificato anche in contesti nei quali il problema principale è rappresentato dalla malnutrizione.

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE