Caso camici in Lombardia, il caso sbarca in Svizzera

Bruno Cirelli
Marzo 31, 2021

A smorzare le speranze dei lombardi arrivano però le parole del presidente Attilio Fontana: "Oggi si riunisce il comitato tecnico che valuterà i dati che, da un certo punto di vista, stanno leggermente migliorando, come ad esempio nell'Rt, purtroppo sono ancora alti i letti occupati negli ospedali e nelle terapie intensive". Il governatore ora risulta iscritto anche per autoriciclaggio e false dichiarazioni nella parte dell'indagine relativa ai 5,3 milioni di euro depositati su un conto svizzero, a suo dire frutto di una eredità, ma sul quale è stata avviata una rogatoria. La richiesta di assistenza giudiziaria si è resa necessaria in quanto ci sarebbero flussi non chiari e mancherebbero alcuni documenti per avere tutte le spiegazioni possibili su alcune movimentazioni.

Le nuove accuse riguardano uno sviluppo dell'inchiesta relativa al bando per la fornitura di camici e altro materiale sanitario che nella scorsa primavera l'azienda Dama Spa, di proprietà del cognato di Fontana Andrea Dini, si assicurò dalla Regione Lombardia tramite la centrale acquisti Aria (al centro di roventi polemiche anche per i vaccini Covid). È bene che la giustizia segua il proprio corso e lavori per accertare e chiarire con ogni mezzo, ogni aspetto di questa vicenda. Con la voluntary disclosure (collaborazione volontaria) i contribuenti possono regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente la violazione degli obblighi di monitoraggio o dichiarativi. Inoltre i pm hanno chiesto una rogatoria in Svizzera sul conto del presidente della Regione Lombardia: alle autorità elvetiche hanno spiegato che vogliono "completare la documentazione allegata alla domanda di voluntary disclosure del 2016 per approfondire alcuni movimenti finanziari". Poco dopo è arrivata il comunicato stampa del procuratore Francesco Greco, con Fontana che si è già messo a disposizione.

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