Via libera all'assegno unico per i figli: requisiti e chi può richiederlo

Rufina Vignone
Marzo 29, 2021

Il contributo di base prevederà una serie di maggiorazioni: per i figli successivi al secondo, per le madri con meno di 21 anni, per i figli disabili (aumento tra il 30% e il 50%). Sarà valido anche per i single.

Nei giorni scorsi era stata la ministra Elena Bonetti a delineare le caratteristiche del provvedimento.

Dal primo luglio arriva l'assegno, del valore massimo di 250 Euro al mese, per le famiglie con a carico almeno un figlio di età inferiore ai 21 anni.

L'assegno unico e universale è il nuovo benefit per i figli che entrerà in vigore dal primo luglio.

"Per le famiglie con figli - aveva spiegato la ministra - la prospettiva è sapere che da luglio partirà l'assegno unico universale, sul quale ritengo io da oggi possiamo investire anche di più di quello che avevamo preventivato".

Nel tetto delle 250 Euro verranno comprese una cifra fissa e una variabile, che dipenderà dal reddito della famiglia.

L'Assegno unico per i figli introduce in Italia un cambiamento storico nel sistema dei sostegni strutturali ai nuclei familiari. Parliamo dell'assegno unico familiare, una misura studiata per dare un sostegno economico alle famiglie che hanno a carico uno o più figli.

Il beneficio potrà, pertanto, essere richiesto da lavoratori dipendenti, autonomi e incapienti.

A partite dal 1° luglio 2021, quindi, potremmo dire addio a tutti i bonus bebè, detrazioni figli a carico, bonus mamma, assegni al nucleo familiare, bonus mamma, grazie all'arrivo del solo e unico assegno universale.

- è iscritto all'università; è un tirocinante; è iscritto a un corso professionale; svolge il servizio civile; svolge un lavoro a basso reddito.

Per i soggetti cittadini UE o Extra UE è necessario: avere il permesso di soggiorno (per soggiornanti di lungo periodo o per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno annuale); versare l'Irpef in Italia; vivere con i figli a carico nel nostro Paese; essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o di durata almeno biennale.

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