Coronavirus, zona rossa in tutta Italia: l’ipotesi del governo per il weekend

Rufina Vignone
Marzo 11, 2021

L'ipotesi prende corpo. L'obiettivo, come è noto, è ostacolare la diffusione del contagio da coronavirus, riportare la curva entro livelli controllabili e agevolare quella che si annuncia l'accelerazione della campagna di vaccinazione. E la nuova chiusura riguarderebbe solo le attività ancora in zona gialla. Anche sulla data in cui partirà la nuova stretta non ci sono certezze: è nota la volontà del premier Mario Draghi di informare i cittadini con il dovuto anticipo, decidere la nuova stretta venerdì e renderla operativa già l'indomani -nel weekend del 13 e 14 marzo- non consentirebbe di tenere fede all'impegno assunto anche nel corso del discorso di fiducia alle Camere. Sono contrario a un lockdown generalizzato. Tuttavia a questo punto appare molto probabile che non si opporrà alle chiusure nei fine settimana. Si tratterebbe di una soluzione valida contro l'emergenza sanitaria, ma il rischio è quello di assestare un duro colpo al tessuto economico nazionale. A tal proposito, i consulenti scientifici ritengono necessario il passaggio automatico in zona rossa (e relativo lockdown) se ci sono 250 casi settimanali su 100 mila abitanti. Dove praticamente vengono chiuse le scuole, i ristoranti e bar (sempre asporto e domicilio escluso), le aree gioco nei parchi e non si può far visite a parenti e amici e si può circolare liberamente solamente all'interno del proprio comune, dalle 5 alle 22.

Le ultime settimane ha visto la nascita della zona arancione rafforzato. Le indicazioni riguardano una nuova stretta: weekend rossi in tutta Italia come accaduta durante le festività natalizie e misure più rigide anche per le regioni rimaste in zona gialla. Sostanzialmente come avvenuto durante le vacanze di Natale. In questo caso sarebbe necessario intensificare i controlli sul territorio per evitare violazioni che renderebbero tutto vano.

A un anno esatto dalla proclamazione del primo lockdown, pronunciare nuovamente quella parola per il governo e per chi ha gestito la pandemia fin qui è più che mai un tabù. Così difficilmente sarà rispettata la data di riapertura di cinema e teatri già fissata per il 27 marzo.

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