Nessuna riapertura degli impianti sciistici, stop prorogato al 5 marzo

Geronimo Vena
Febbraio 15, 2021

24 ore dall'annunciata riapertura degli impianti di sci, arriva in serata di domenica 14 febbraio la decisione del ministro della Salute Speranza. Il Cts aveva dato un primo via libera, sulla base di uno stringente protocollo concordato con le regioni lo scorso 3 febbraio e quindi in montagna era iniziato il conto alla rovescia, interrotto a un passo dalla fine per gli allarmi sulle mutazioni di Sars-Cov-2: "La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti ha portato all'adozione di misure analoghe in Francia e in Germania", ha sottolineato Speranza, giustificando scientificamente la sua scelta e garantendo anche l'impegno del governo a "compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori". Nel verbale del 12 febbraio, il Comitato Tecnico Scientifico, con specifico riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle Regioni inserite nelle cosiddette 'aree gialle', afferma che "allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale". Tuttavia, le condizioni oggi sono cambiate: analizzando i dati dello studio condotto dagli esperti dell'ISS, del Ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler, rispetto alla diffusione delle varianti del virus in Italia (condotta in 16 Regioni e province autonome) ne risulta che oggi lo scenario è cambiato e necessita di una maggiore prudenza.

Per le attività sciistiche ci saranno ristori, si assicura ancora nella stessa nota. "Ma cambiare le regole all'ultimo minuto è un danno enorme per gli operatori".

Era nell'aria, ora è ufficiale. Il ministero aveva chiesto sabato 13, in seguito alla risalita della curva dei contagi, un parere al Comitato tecnico scientifico. E i neoministri leghisti Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Massimo Garavaglia (Turismo) chiedono soldi subito, "con il prossimo decreto", perché 4,5 miliardi "non bastano più". Gli indennizzi alla montagna devono avere la priorità assoluta.

Mentre il Carroccio, con una nota dei capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari va all'attacco. Dalla Lombardia l'assessore al Welfare, Letizia Moratti, parla di "danno grave", mentre il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, si dice "allibito da questa decisione". Per il presidente del Veneto, Luca Zaia, "è innegabile che questo provvedimento in zona Cesarini mette in crisi tutti gli impiantisti". Medesima posizione anche per la Regione Dalle D'Aosta, il cui presidente Erik Lavevaz, ha commentato: "Una chiusura comunicata alle 19 della vigilia dell'apertura, prevista da settimane, dopo mesi di lavoro su protocolli, assunzioni, preparazione delle società, è sinceramente inconcepibile".

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