Crisanti come Ricciardi: "Siamo nei guai: serve lockdown duro subito"

Paterniano Del Favero
Febbraio 15, 2021

Aumentano le voci della comunità scientifica che fanno appello per un lockdown nazionale. "Fra una settimana la variante inglese si diffondere a una velocità senza precedenti e qui si parla di riaprire tutto", ha attaccato oggi Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova. La variante inglese è destinata ad aumentare. "Ancora non ci siamo allineati con l'esigenza di fermare il contagio".

Quanto alla polemica sul rinviato della riapertura degli impianti da sci Crisanti ha osservato: "Sembra che i consulenti del ministero si siano svegliati adesso". Il vero problema è che manca un piano nazionale di sorveglianza delle varianti. Il tono di Crisanti è sulla stessa linea di quello di Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza che, preoccupato per una possibile "terza ondata", ha dichiarato all'Ansa che chiederà al ministro un lockdown nazionale immediato. La variante del Kent, dopo essere stata inizialmente isolata in Umbria e Abruzzo, si è già estesa in tutto il territorio nazionale: dalle Marche alla Sicilia, dalla Toscana all'Alto Adige. Tutti vogliamo una vita normale, ma non si realizza se non si controlla la pandemia - ha spiegato - servono chiusure nette come quelle di Codogno non zone rosse morbide.

"Serve un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele". Pertanto, Crisanti ne è convinto, presto "diventerà predominante nel nostro Paese".

"La responsabilità di questa situazione è tutta dei politici, se si fosse continuato il lockdown di maggio e invece di sparare al virus con le pistole ad acqua come gli antigenici si fosse fatto un programma di sorveglianza non saremmo a questo livello". Il virologo ha sottolineato come i paesi in cui sono attualmente presenti le varianti, come Francia, Germania e Inghilterra, hanno adottato misure maggiormente restrittive per fermarne la diffusione: "Noi pensiamo a sciare e a mangiar fuori".

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