Moderna riduce le dosi e slittano le date dei vaccini

Paterniano Del Favero
Gennaio 31, 2021

La prima a tagliare le consegne era stata PfizerBioNTech, titolare del primo vaccino anti Covid-19 approvato per uso emergenziale dall'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali. Lo rende noto l'ultimo report della Presidenza del Consiglio dei ministri.

"Se le case farmaceutiche manterranno gli impegni stabiliti, potrebbero essere tra 60 e 80 mila le dosi al mese che la gestione commissariale garantirà per febbraio e marzo al Friuli Venezia Giulia".

A mancare all'appello "almeno 300 mila dosi di vaccino, che ci avrebbero dovuto consegnare e che invece non sono arrivate". E nel frattempo sostenere il vaccino Reithera, il vaccino italiano che lo Spallanzani sta sperimentando, perché la sua approvazione sia accelerata. "Anche Moderna ci ha informato che per la settimana dell'8 febbraio delle previste 166mila dosi di vaccino destinate all'Italia ne consegnerà 132mila, il 20 per cento in meno. Quante persone vaccineremo? Vaccineremo gli italiani quando avremo i vaccini, ma i ritardi non dipendono da noi, nonostante qualcuno prosegua con la propaganda".

Anche Moderna annuncia un taglio della fornitura. Il nostro stupore, la nostra preoccupazione e il nostro sconforto aumentano, ormai quasi ogni giorno le previsioni subiscono una rettifica. È un candidato promettete, che ha superato bene la fase 1 e che sta avviando la fase 2 e 3. Il vaccino - aggiunge Arcuri - non è una bibita e neanche una merendina. Dal giorno successivo, il 16, al 25 gennaio, abbiamo raggiunto quota 39.271, meno della metà, portando l'Italia ad aver somministrato oltre 400.000 in meno della Germania e 4000 in meno della Turchia. A queste categorie bisogna aggiungere quella degli operatori e degli ospiti delle sette RSA per anziani per cui l'ASL ha provveduto, in loco, alla somministrazione del vaccino.

Ma il Ceo, Pascal Soriot, ha insistito sul fatto che nel documento si parli soltanto di "migliori sforzi" per portare a termine le consegne stabilite.

"La vera sfida - sottolinea l'infettivologo - sarà uscire dagli ospedali ed affrontare la vera campagna di vaccinazione di massa sul territorio, noi medici dobbiamo essere pronti e questi ritardi non devono influenzare la nostra macchina che deve essere preparata ed efficiente".

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