Giornata della Memoria, Papa Francesco: "Ricordare è segno di civiltà e umanità"

Bruno Cirelli
Gennaio 27, 2021

Così Papa Francesco al termine dell'udienza generale. Commemoriamo le vittime della Shoah e tutte le persone perseguitate e deportate dal regime nazista. Ricordare è un'espressione di umanità, ricordare è segno di civiltà, ricordare è condizione per un futuro migliore di pace e fraternità, ricordare anche è stare attenti perché queste cose possono succedere un'altra volta incominciando da proposte ideologiche che vogliono salvare un popolo e finendo di distruggere il popolo e l'umanità. Dalla sua spiritualità sono fiorite numerose Congregazioni di Orsoline, presenti anche in Polonia.

Le parole della Sacra Scrittura non sono state scritte per restare "imprigionate" sulla carta, ma perché possano "germogliare" nel cuore di chi le ascolta. "Cambia qualcosa, Questa è la grazia, la forza della Parola di Dio".

"La Parola di Dio si fa carne in coloro che la accolgono nella preghiera", ha assicurato Francesco: "In qualche testo antico affiora l'intuizione che i cristiani si identificano talmente con la Parola che, se anche bruciassero tutte le Bibbie del mondo, se ne potrebbe ancora salvare il calco attraverso l'impronta che ha lasciato nella vita dei santi".

La tradizione cristiana è ricca di esperienze e di riflessioni sulla preghiera con la Sacra Scrittura. Alla Bibbia, bisogna accostarsi "senza secondi fini, senza strumentalizzarla". Parlando a braccio per riprendere il suo ciclo di catechesi sulla preghiera, incentrato oggi sulla preghiera con le Sacre Scritture, Bergoglio ha affermato: "Recitando a memoria non ti sei incontrato con il Signore con quel versetto. Non è un problema di memoria ma di memoria del cuore, quella che ti apre all'incontro con il Signore e quel versetto quella parola ti porta all'incontro con il Signore". Successivamente si entra in dialogo con la Scrittura, così che quelle parole diventino motivo di meditazione e di orazione: sempre rimanendo aderente al testo, comincio a interrogarmi su che cosa 'dice a me'.

Le Scritture, allora, vanno lette perché esse "leggano noi". La Bibbia non è stata scritta "per un'umanità generica, ma per noi, uomini e donne in carne e ossa, che anno nome e cognome". La parola di Dio, quindi, "non può leggersi come un romanzo", ha commentato. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori. E la Parola di Dio, impregnata di Spirito Santo, quando è accolta con un cuore aperto, non lascia le cose come prima: mai.

Attraverso la preghiera, la Parola di Dio viene ad abitare in noi e noi abitiamo in essa.

Il Papa si è soffermato in particolare sul metodo della "lectio divina", "nato in ambiente monastico, ma ormai praticato anche dai cristiani che frequentano le parrocchie". Se l'obbedienza, come detto, sta nell'ascolto, la creatività è da cercare nello Spirito Santo che ci fa portare avanti la Parola. Ciò, ha puntualizzato il Papa, rappresenta "un passaggio delicato: non bisogna scivolare in interpretazioni soggettivistiche ma inserirsi nel solco vivente della Tradizione, che unisce ciascuno di noi alla Sacra Scrittura". E l'ultimo passo della lectio divina è la contemplazione. È come avere nel testo biblico "uno specchio" o "un'icona da contemplare".

Il libro Siamo tutti della stessa carne scritto a quattro mani da Riccardo Cristiano, giornalista e vaticanista agnostico, e don Rocco D'Ambrosio, sacerdote e professore di filosofia presso la Gregoriana, costituisce un dialogo sull'Enciclica sociale di Papa Francesco, Fratelli tutti e, per stessa ammissione degli autori, non vuol essere una spiegazione dettagliata dei diversi capitoli dell'Enciclica, quanto piuttosto una conversazione dotta, ma familiare sui principali temi contenuti nel testo pontificio. "Il Signore ci conceda, a tutti noi, di attingervi sempre più, mediante la preghiera". "Le Sacre Scritture sono un tesoro inesauribile - ha quindi concluso Francesco -".

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