Emanuele Filiberto chiede scusa ai "fratelli ebrei"

Ausiliatrice Cristiano
Gennaio 26, 2021

Il principe Emanuele Filiberto di Savoia chiede "ufficialmente e solennemente perdono" alla comunità ebraica per lo sterminio nazista. Lo fa in una storica lettera scritta a nome della famiglia Savoia, letta al Tg5 delle 20.

"Prendiamo atto delle dichiarazioni di Emanuele Filiberto di Savoia. - è intervenuta la Comunità ebraica di Roma - Il rapporto con Casa Savoia, nella storia e nella memoria è noto e drammatico".

"Vi scrivo a cuore aperto una lettera certamente non facile, una lettera che può stupirvi e che forse non vi aspettavate". Questi due esempi che ho elencato e che riguardano la mia famiglia, sono solo una piccola parte delle angherie che l'ebraismo italiano ha dovuto subire sempre grazie alle leggi razziali avallate da Casa Savoia.

"È nel ricordo di quelle sacre vittime italiane che desidero chiedere ufficialmente e solennemente perdono a nome di tutta la mia famiglia. Ho deciso di fare questo passo, per me doveroso, perché la memoria di quanto accaduto resti viva, perché il ricordo sia sempre presente". Un pensiero al "glorioso avo Re Carlo Alberto che il 29 marzo del 1848 fu tra i primi Sovrani d'Europa a dare agli italiani ebrei la piena uguaglianza dei diritti". Ciò che è successo con le leggi razziali, al culmine di una lunga collaborazione con una dittatura, è un'offesa agli italiani, ebrei e non ebrei, che non può essere cancellata e dimenticata.

In merito alla lettera di S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia datata 27/01/2021 ma inviata il 23/01/2021 indirizzata alla Comunità ebraica di Roma, i sottoscritti ritengono che il Principe giudichi il proprio bisnonno Re Vittorio Emanuele III con leggerezza, decontestualizzando dalla situazione politica italiana dell'epoca e senza ben comprendere i doveri di un Capo di Stato.

"I crimini di Vittorio Emanuele III e del fascismo hanno rappresentato un abominio, un tragico vulnus nella storia d'Italia e resteranno un monito per le generazioni".

"Scrivo a voi fratelli Ebrei - si legge nella lettera di scuse - nell'angoscioso ricordo delle troppe vittime che la nostra amata Italia ha perso".

In chiusura, la richiesta ai "fratelli ebrei" di "riannodare quei fili malauguratamente spezzati", come "primo passo" di un "rinnovato dialogo che oggi desidero riprendere e seguire personalmente". "Con tutta la mia sincera fratellanza", conclude Emanuele Filiberto. Ritengo che sia ora di prendere le mie responsabilità e di scrivere questa. Perdono per quell'atto orribile, osceno e la firma di Vittorio Emanuele III di quelle infami leggi razziali. "Vedere la sua firma su queste leggi è un grande dolore - spiega - per me e per casa Savoia". Credo che qualche volta bisogna guardare al passato, analizzarlo e tirare fuori propri sentimenti. Chiedo perdono - continua - ma non mi aspetto perdono per "ciò che fece re Vittorio Emanuele III". Per Riccardo Franco Levi, presidente dell'associazione italiana editori, poi "nell'anno 2021, che un europeo, un italiano e persona degna consideri le leggi razziste italiane una vergogna e un abominio mi sembra dovuto e naturale".

"La condanna morale del regime e dei suoi atti - che Emanuele Filiberto esprime oggi verbalmente per la prima volta - è stata per migliaia di ebrei, partigiani combattenti e convinti antifascisti, una bandiera e una guida per la lotta alla sopravvivenza, per la quale molti di loro hanno sacrificato la vita per la Patria".

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