Covid-19, Brusaferro: "Dati migliorano ma evitare assembramenti"

Bruno Cirelli
Novembre 28, 2020

Dieci Regioni sono ancora a rischio alto e di queste 9 sono a rischio alto da più di tre settimane, quindi sono al massimo sforzo per lungo tempo e dobbiamo fare in modo che rapidamente decrescano. La la flessione della curva dei contagi è iniziata e anche quella dei ricoveri si sta abbassando; il rischio della saturazione delle terapie intensive si sta riducendo. Così il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, alla conferenza stampa sull'analisi dei dati del Monitoraggio Regionale della Cabina di Regia in corso nella mattinata di sabato 28 novembre. "Da qui l'importanza di proteggere queste categorie". Per i deceduti l'età media supera gli 80 anni.

Brusaferro parla anche della situazione degli ospedali e delle terapie intensive: "Sulle curve di occupazione dei posti letto di area medica e terapie intensive, anche in questo caso la curva inizia ad andare verso l'appiattimento". Inoltre si riscontrano "valori medi di Rt tra 1 e 1,25 nella maggior parte delle Regioni e Province italiane", mentre in 4 Regioni l'Rt puntuale è inferiore a 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore, "indicando una diminuzione significativa nella trasmissibilità". Secondo il documento relativo alla settimana dal 16 al 22 novembre, con aggiornamenti al 25 novembre, "nel periodo 4-17 novembre l'Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,08 (95% CI: 0,91-1,25)". Credo che le prossime settimane sono molto critiche rispetto alla nostra capacità di rispettare i distanziamenti ed evitare le aggregazioni.

"Questo andamento - precisano gli esperti - non deve portare a un rilassamento prematuro delle misure o a un abbassamento dell'attenzione nei comportamenti". Ora è fra 11 e 12% la percentuali dei positivi sui tamponi ma servono ancora larghi margini di miglioramento. Dopo settimane di cattive notizie, sul fronte della pandemia qualcosa comincia a cambiare, almeno a sentire in conferenza stampa Silvio Brusaferro e Franco Locatelli, rispettivamente presidente dell'Istituto superiore della sanità e del Consiglio superiore della sanità.

Gli attuali numeri "non sono compatibili con l'apertura degli impianti sciistici", ha aggiunto Locatelli sottolineando che un messaggio forte "sono sicuro che lo daranno anche i Paesi Ue".

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