Stroncato dal Covid a Napoli in 5 giorni, addio al dottor Cagnacci

Barsaba Taglieri
Novembre 25, 2020

A lanciare l'allarme è Filippo Anelli, presidente dell'Ordine dei medici di Bari e della Federazione nazionale degli ordini dei medici. Su questa seconda ondata il medico, che oggi lavora all'ospedale Maggiore di Trieste, ha detto: "Difficile dire se stiamo uscendo dalla seconda ondata".

"Non riuscivamo a capire cosa avesse, Adriano Trevisan, pensionato di 78 anni - dice Monticelli - Poi la figlia ci racconta che hanno ricoverato anche un suo amico, uno che era solito giocare con lui a briscola". E' evidente che a livello organizzativo qualcosa non sta funzionando. "Dobbiamo avere dati omogenei".

Anelli pretende risposte anche sui modelli organizzativi adottati dagli ospedali e sui compiti affidati agli operatori sanitari.

"Dobbiamo raccogliere dati anche sul burnout degli operatori sanitari - continua Anelli -". Perché sappiamo che l'esaurimento delle energie fisiche e mentali porta ad abbassare la guardia, aumentando il rischio di errore. "Dove l'errore può essere prima di tutto verso se stessi, allentando le difese e distraendosi nell'utilizzo dei dispositivi di protezione, non indossandoli, ad esempio, nella maniera corretta, o non togliendoli secondo le procedure".

"I medici di base devono poter fare il tampone ogni settimana o 15 giorni, prassi già consolidata in ospedale, ricevere effettivamente dalla Asl tutti i dispositivi di sicurezza (Dpi) e in particolare devono avere la formazione, che non è mai stata fatta dall'inizio dell'epidemia, sul corretto uso dei Dpi, la vestizione e la svestizione, specie quest'ultima che è il momento con il più alto rischio di infettarsi", spiega Anelli. "Per questi motivi sto per chiedere al Ministro della Salute un incontro, per elaborare insieme una strategia e mettere in sicurezza i medici, per la sicurezza dei pazienti".

"Ogni morte, ogni contagio che colpisce un medico è un vulnus per tutto il Servizio sanitario nazionale - conclude il Presidente Fnomceo -". Per parafrasare il poeta John Donne, nessun medico è un'isola, ma è una parte fondamentale e insostituibile del nostro sistema di cure.

"Paura - insiste l'infettivologo -, perché ho capito che il virus già circolava tra noi".

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