Allarme medici di base, troppi i colleghi contagiati: 20mila operatori infettati

Barsaba Taglieri
Novembre 18, 2020

"Abbiamo stipulato inoltre - ha proseguito Califano - un accordo con medici di base e pediatri, su base volontaria, per l'esecuzione dei test antigenici rapidi che ci permetterà di continuare questo massiccio tracciamento che ci rende la Regione con più tamponi svolti d'Italia". "Pertanto, l'affidamento ai medici di medicina generale del compito di assistenza domiciliare ai malati Covid risulta in contrasto con le citate disposizioni". Il report dell'associazione finisce ora all'attenzione degli Ordini provinciali dei medici, cui il Codacons ha inviato una segnalazione chiedendo di accertare il comportamento dei camici bianchi e il rispetto delle disposizioni vigenti, ricordando che i medici di famiglia rivestono un ruolo centrale nella gestione dell'emergenza Covid-19, dall'analisi dei sintomi per supportare la diagnosi del coronavirus e avviare il paziente al corretto iter di cura, fino al supporto costante dei pazienti positivi, anche e soprattutto al fine di limitare le ospedalizzazioni dei casi meno critici, alleggerendo la pressione su pronto soccorso e strutture ospedaliere.

L'assistenza a domicilio dei pazienti Covid non spetta al medico di medicina generale ma alle Unità speciali di continuità assitenziali (Usca).

La Regione Lazio ha subito annunciato il ricorso in appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che "non tiene conto di un quadro di forte evoluzione del ruolo dei medici di medicina generale nel contrasto alla pandemia ed arriva dopo 8 mesi dalle modalità organizzative messe in atto che finora hanno consentito al Lazio di essere nella cosiddetta zona gialla". Comunica l'Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio.

"Nel Lazio - precisa la nota - vi sono oltre 60 mila persone in isolamento domiciliare ed è tecnicamente impossibile gestirle unicamente con le USCA-R". E' innanzitutto compito della medicina territoriale farsi carico, con i dovuti mezzi di protezione e la dovuta formazione, di questi pazienti che molte volte non sono affetti unicamente da COVID, ma anche da altre patologie croniche.

Nel Lazio le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca) sono istituzionalmente preposte all'assistenza domiciliare ai malati Covid, esonerando i medici di base dalla relativa incombenza che, altrimenti, sarebbero "distratti dal compito di prestare l'assistenza ordinaria, a tutto detrimento della concreta possibilità di assistere i tanti pazienti non Covid". "Hanno ragione i ricorrenti - scrivono i giudici - quando affermano che il legislatore d'urgenza ha inteso prevedere che i medici di famiglia potessero proseguire nell'attività assistenziale ordinaria, senza doversi occupare dell'assistenza domiciliare dei pazienti Covid".

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